Una delle più grandi sfide che la Chiesa di oggi deve affrontare è convincere i musulmani che l’islam li porta all’inferno e che coloro che si dissociano dagli atti immorali commessi in nome di Allah hanno tutto da guadagnare a diventare cattolici.  È compito dei cristiani denunciare i pregiudizi, le menzogne e le calunnie anticristiane che l’islam osa proferire per giustificare la propria esistenza tramite la sua opposizione ad essi, opposizione che è altrettanto ridicola quanto false sono le sue accuse. Gesù ha predetto che dopo di Lui sarebbero venuti dei falsi profeti e anticristi di ogni sorta (Mt 24.4,11,24, Gal 1.8-9; 1 Gv 2.22-24; 4.2-4, Gd 1.3), e l’islam, che pretende di dare al mondo quella salvezza che solamente il Messia, morto e risorto, ci ha ottenuto a prezzo del Suo sacrificio (Ebr 9.26; 10.10), è tra questi uno dei peggiori. Chi dovrebbero attendere, i cristiani, dopo aver accolto Dio stesso, venuto a donarSi a loro in Gesù, il Messia? Chi può venire DOPO il Cristo (Gv 14.6; Corano 6.73; 16.40), se non l’Anticristo?

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Anche se oggi, a causa di un modo di intendere pervertito, tanto banale quanto gravemente colpevole, il rispetto della libertà religiosa induce i cristiani e il loro clero a non voler convertire, resta comunque il fatto che non solo la salvezza dei musulmani, ma anche quella dei cristiani (Mc 4.25; Rom 10.9-10) e la pace nel mondo dipendono dalla testimonianza resa alla Verità (Mt 5.15,12.30,28.20; Gv 18.37). Dal dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani dipende in gran parte il nostro futuro, come ci ha avvertito Benedetto XVI (Colonia, 20.08.2005). Risuona, perciò, con sempre maggiore urgenza l’appello lanciato da san Giovanni Paolo II: «È necessario  ― diceva ― preparare adeguatamente i cristiani che vivono a quotidiano contatto con i musulmani [e chi non si riconosce oggi, poco o tanto, in tale situazione?] a conoscere in modo obiettivo l’Islam [in altri termini: la conoscenza dell’islam non sempre è oggettiva… ] e a sapersi confrontare con esso» (Ecclesia in Europa, n. 57). Confrontarsi con l’islam? Il confronto al quale il Papa esortava i cristiani a prepararsi esige da parte loro non solamente di conoscere bene l’islam, ma soprattutto di conoscere bene se stessi… È dunque ad una riappropriazione della loro identità che i cristiani sono chiamati, in questi tempi di indifferentismo e di apostasia generalizzati, denunciati in quella medesima Esortazione apostolica (ibid. n.9).
Per aiutarvi a rispondere a questa missione, ogni giorno più imperiosa, ho scritto questo libro, che, due anni dopo la sua pubblicazione, è già alla sua terza edizione. In esso troverete esposti non solo numerosi elementi informativi riguardanti l’islam, ma anche, in confronto e per contrasto, la coerenza della Fede cristiana. Il sottotitolo «1501 domande da porre ai musulmani» esprime lo scopo di questo libro, che è quello di guidare i musulmani a riflettere su quali motivazioni essi hanno per rimanere musulmani. Allah stesso, del resto, chiede loro: «Interroga coloro che già prima recitavano le Scritture» (Corano 10.94; 21.7), ed è sempre lui ad affermare che verranno salvati coloro che seguono Gesù, non già i seguaci di Maometto (Corano 3.55)…

Ringrazio di cuore il signor Bernard Dumont, direttore della rivista Catholica, per aver scritto riguardo al mio libro «Questo libro deve essere considerato come un manuale estremamente utile per la (ri)formazione delle menti obnubilate dalla propaganda (islamica e non islamica) e dalla fiacca compiacenza o dall’ignoranza crassa di molti responsabili o presunti tali del mondo religioso cattolico. È anche una guida per aiutare nella conversazione con i musulmani, quando le condizioni permettono di rivolgersi a delle persone che siano libere dall’oppressione e dalla sorveglianza del loro ambiente (perché l’islam non è una religione come un’altra, ma “un sistema politico-religioso totalitario”). Si può solo augurargli la più grande diffusione. Inoltre, si nota immediatamente che, pur essendo denso e preciso,  è sempre esposto in un linguaggio chiaro, scevro da tergiversazioni. […] È evidente che l’autore ha svolto un lavoro considerevole, per di più estremamente accessibile grazie alla sua preoccupazione pedagogica. […]» (Bernard Dumont, Catholica No. 122, p.119).

Sia lodato «Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene» (1 Ts 1.10)!

 

Abbé Guy PAGÈS

 

Ed ecco la testimonianza di una lettrice francese:

«Buongiorno caro Padre, e, soprattutto, un grande grazie.
Il suo libro Interrogare l’islam, che ho letto e riletto nella sua ultima edizione, mi ha dato molto di più di quanto cercassi, perché, mentre mi istruiva sulla fede dei musulmani, mi ha ancorato nella mia fede cristiana in un modo inatteso ed esaltante. Realtà meravigliose sono alla mia portata, ed io davvero non lo sapevo.
Io, che avevo paura dell’islam, ora mi sento molto più forte di fronte a questa religione che ha esteso i suoi tentacoli nel nostro paese, e penso di essere meglio attrezzata per gli scambi sull’argomento, sia con i musulmani che con i non musulmani.
La sua opera è pregevole, e vorrei tanto che fosse letta da milioni di Francesi.
Ho letto, fin dalla sua pubblicazione, il libro così edificante di Joseph Fadelle, Il prezzo da pagare. Le chiedo di trasmettergli, da parte mia, tutta la mia ammirazione per la sua fede sconfinata, per il suo coraggio e per l’esempio che rappresenta per i tanti cristiani che come me sguazzano nella tiepidezza. Per di più, egli ha dato alla Francia l’onore di accoglierlo ed io ne provo una certa fierezza.
Le assicuro le mie preghiere, per lei e per il suo bel lavoro di evangelizzazione. E. I.».

 

Fonte:  http://www.islam-et-verite.com/interroger-lislam-2/

 

Il libro in italiano si può acquistare sia in formato digitale che cartaceo su diversi store online, tra cui i seguenti (la versione a stampa, di 482 pagine, è disponibile a richiesta anche in tutte le librerie fisiche, in Italia e all’estero):

https://tinyurl.com/m8wy385

https://stores.streetlib.com/it/search?q=Interrogare%20l%27islam&sort=_score

http://www.youcanprint.it/religione/religione-religione-comparata/interrogare-lislam-1501-domande-da-porre-ai-musulmani-9788892631298.html

https://www.ebook.it/miscellanea/143969-interrogare_lislam_1501_domande_da_porre_ai_musulmani-9788822834010.html

https://www.bookrepublic.it/book/9788822834010-interrogare-lislam-1501-domande-da-porre-ai-musulmani/

https://itunes.apple.com/it/book/interrogare-lislam.-1501-domande/id1146151839?mt=11&ign-mpt=uo%3D4

 

 

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

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Il dogma dell’Inferno si contrappone al pensiero del New Age, gnostico, secondo cui noi saremmo una particella della divinità destinata a reintegrarsi, presto o tardi, nell’unità del Tutto divino (dalla quale nessuno può dire, però, come e perché saremmo usciti); ed è anche contrario, ovviamente, all’affermazione che dopo la morte non c’è nulla (poco importerebbero, quindi, il male o il bene). La rivelazione, da parte di Gesù, che Giuda si è dannato non consente di pensare, contrariamente a ciò che persino alcune Autorità della Sua Chiesa hanno osato insegnare, che l’Inferno è solo un’ipotesi o un luogo vuoto…

 

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Sia lodato Gesù Cristo! La Sua Pace sia con voi!

Oggi pochissime persone credono nell’esistenza dell’Inferno. Molti si sono architettati un Paradiso nel quale il Dio di ogni tolleranza ha definitivamente abolito la differenza tra il bene e il male, in modo che la coscienza non sia più turbata, mentre sovente accade, per giusti motivi, che essa è segretamente tormentata.

Molti, infettati dalla religiosità del New Age, onnipresente, sono alla ricerca della propria e sedicente divinità, mentre altri stanno ancora a domandarsi se dopo la morte vi sia qualcosa; numerosi cristiani poi, pensando che il peccato non è qualcosa di così grave e che Dio è talmente buono che farà in modo da riunire tutti in Paradiso, vivono come se Dio non esistesse.

Io vorrei ricordare che l’Inferno è una Verità rivelata, ed è evidentemente in contrasto con l’inclinazione naturale per il premio che ci fa amare volentieri Dio.

Se l’Inferno esiste, ciò significa che l’uomo non è Dio. Se l’Inferno esiste, ciò significa che vi è dunque una Giustizia, una differenza tra il bene e il male, e quindi anche una Misericordia.

Per mostrare che l’Inferno esiste, Gesù stesso ci ha rivelato che Giuda è all’Inferno. Se Giuda è all’Inferno, allora questo significa che l’Inferno non è un’ipotesi, ma una realtà, esistenziale, fattuale. Se Giuda è all’Inferno, questo significa che ciascuno di noi può andarvi.

Vi proverò ora che Giuda è all’Inferno. Affinché una Verità sia dichiarata di Fede divina e cattolica, occorre che le tre fonti della Fede concordino tra loro: e cioè la Tradizione della Chiesa, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa.

Che cosa dice la Sacra Scrittura riguardo alla dannazione di Giuda? Ebbene, nel Vangelo di San Giovanni, al capitolo 6 e al versetto 70, dopo la moltiplicazione dei pani e il discorso sull’Eucarestia, Gesù dice ai Suoi Apostoli: “Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!”. Non ci sono diavoli in Cielo! In Matteo 26.24, nel momento dell’istituzione dell’Eucarestia, Gesù dice a proposito di colui che stava per tradirlo, che “sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato”.

La Vita eterna incomincia in questa vita o giammai. Se dunque Gesù afferma che la vita terrena non è un bene per Giuda, a maggior ragione ciò vale per la Vita eterna che in essa avrebbe potuto mettere radici.

In Giovanni 17.11-12, Gesù dice: “Padre […] coloro che mi hai dato […] li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione”. Il senso di questa frase è abbastanza chiaro perché si comprenda che Giuda è dannato: “il figlio della perdizione”.

Voi mi direte, forse: “Ma, Gesù non parla di Giuda; almeno, non lo nomina affatto!”. Perché Gesù non pronuncia il nome di Giuda, benché lo designi? Ebbene, perché Giuda, nel giorno del Giudizio Universale, non possa dire a Dio, davanti a tutti: “Io non potevo fare diversamente. Sei Tu stesso che lo avevi preannunciato, che io sarei stato il traditore”.

Gesù non dice che sarebbe stato Giuda a tradirlo, affinché Giuda, come tutti gli altri Apostoli, potesse nel suo cuore dire a Dio: “Padre, fa’ che quello non sia io! Io non voglio tradire Gesù! Aiutami!”. Ma Giuda non lo fece.

La seconda ragione per la quale Gesù non nomina esplicitamente Giuda, è per sottrarlo alla collera degli altri Apostoli, i quali non avrebbero sopportato che uno di loro tradisse il Maestro. Essi avevano già tanti problemi a soffrirne la presenza accanto a loro.

Che cosa ci dice ora la Tradizione della Chiesa? Ebbene, la Chiesa ha festeggiato e festeggia tutti gli Apostoli, tranne Giuda. Se dunque la Chiesa celebra la festa di tutti gli Apostoli, che sono in Cielo, ma non celebra la festa di san Giuda, questo significa che essa ha consapevolezza che Giuda non è in Cielo. E comunque la Chiesa non ha mai neppure pregato perché Giuda vada in Cielo.

Quando un papa muore, quando un vescovo muore, la Chiesa prega per i suoi membri; a maggior ragione lo avrebbe fatto per un Apostolo. Ma non lo ha mai fatto. Questa è la prova che la Chiesa sa che Giuda non è neppure in Purgatorio.

Se dunque, nel pensiero della Chiesa, Giuda non è né in Paradiso né in Purgatorio, è perché la Chiesa sa che si trova all’Inferno. E tutti i Padri della Chiesa hanno sempre affermato e insegnato questo.

La terza fonte della Fede è il Magistero. Ebbene, il primo Concilio della Chiesa riunito dal primo Papa, san Pietro, è stato convocato in modo specialissimo per dare non certo un successore a Giuda, perché non si succede a un demonio, ma per sostituirlo (Atti, 1.25). E san Pietro dice, riguardo a Giuda, che se n’è andato al suo posto “da lui scelto”. Questo significa dunque che, nella fede di Pietro, Giuda non è partecipe della comunione dei Santi, nella quale nessuno dice sua proprietà quello che gli appartiene, ma dove tutto è comune (Atti 2.44, 4.32).

Nella Chiesa, come in Paradiso, c’è la comunione dei Santi dove tutto è in comune e dove nessuno dice sua proprietà ciò che gli appartiene. Se dunque Giuda si trova nel posto che è suo, questo significa che non si trova in Paradiso.

Gesù stesso ci ha rivelato che Giuda è all’Inferno, per farci comprendere che anche noi possiamo andarvi, se non ci convertiamo per accogliere la Misericordia di Dio, confessando e rigettando i nostri peccati.

La Vergine Maria, che è apparsa a Fatima nel 1917, ha dato segni eclatanti che hanno permesso alla Chiesa di autenticare l’origine divina di quelle apparizioni, e in una di esse ha mostrato l’Inferno, dove le anime cadevano come fiocchi di neve in inverno, perché non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro.

Se noi prendessimo sul serio il fatto che l’Inferno esiste e che noi possiamo andarvi, allora ci sbarazzeremmo dei peccati.

Quando santa Faustina è andata a visitare l’Inferno per grazia divina, ha riferito che molte anime che erano là vi si trovavano perché non sapevano che l’Inferno esistesse.

Se le persone sapessero che vanno all’Inferno, cambierebbero vita.

 

Abbé Guy Pagès

 

 

Fonte:   https://gloria.tv/video/oWh2Jx42zRrU3TGo6HRyf7sxz

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

 

 

 

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