Santo Padre,

Sia lodato Nostro Signore Gesù Cristo che le ha affidato la missione di guidare la Sua Chiesa!

Mi consenta, a nome di tante persone colpite dalla sua lettera ai musulmani in occasione dell’Id al-Fitr(1), e ai sensi del canone 212 § 3(2),  di renderla partecipe delle riflessioni raccolte in questa lettera aperta.

Salutando con “un grande piacere i musulmani in occasione del ramadan, considerato come un tempo dedicato al digiuno, alla preghiera e all’elemosina „, lei sembra ignorare che il digiuno del ramadan è tale da far aumentare  del 30% la spesa media di una famiglia che fa il ramadan „(3), che l’elemosina musulmana è riservata soltanto ai musulmani bisognosi, che la preghiera musulmana consiste propriamente nel respingere per cinque volte al giorno la Fede nella Trinità e in Gesù Cristo e nel chiedere di essere preservati dal seguire la via di quegli sviati che sono i cristiani… Inoltre, durante il ramadan, la delinquenza aumenta in maniera vertiginoso[4]. C’è realmente in queste pratiche qualche motivo ragionevole che ne giustifichi l’elogio?

La sua lettera afferma che dobbiamo avere stima per i musulmani e specialmente per coloro che sono capi religiosi, ma lei non dice affatto a quale titolo. Giacché si rivolge loro in quanto musulmani, ne consegue che tale stima è rivolta anche all’islam. Ma che cos’è l’islam per un cristiano, dal momento che nega il Padre e il Figlio „ (1 Gv 2,22), se non uno degli Anticristi più potenti che ci siano, per numero e per violenza (Ap 20,7-10)? Come si può, allo stesso tempo, stimare il Cristo e ciò che a Lui si oppone?

Il suo messaggio fa notare, poi, che le dimensioni familiare e sociale sono particolarmente importanti per i musulmani in questo periodo di ramadan, ma non dice che il ramadan funge da mezzo formidabile di condizionamento sociale, di oppressione, di repressione poliziesca verso coloro che sono insubordinati al totalitarismo islamico, in breve di negazione totale di quel rispetto che lei invoca… L’articolo 222 del codice penale marocchino prevede infatti che  “colui il quale, notoriamente conosciuto per la sua appartenenza alla religione musulmana, rompe apertamente il digiuno in un luogo pubblico durante il tempo del Ramadan, senza una ragione ammessa da tale religione, è punito con l’imprigionamento da uno a sei mesi e con un’ammenda. E si tratta soltanto del Marocco…

Quali paralleli riesce lei a trovare tra le dimensioni familiare e sociale musulmane e la fede e la pratica cristiane, dal momento che lo statuto della famiglia musulmana include la poligamia (Corano 4.3;  33.49-52,59), il ripudio (Corano 2.230), l’inferiorità ontologica e giuridica della donna (Corano 4.38; 2.282; 4.11), il dovere per il marito di batterla a piacimento (Corano 4.34) ecc.? Quale parallelo può esservi tra la società musulmana costruita per la gloria dell’Unico – e che pertanto non può tollerare né la diversità né la libertà e neppure, di conseguenza, distinguere l’ambito religioso da quello spirituale:  “Tra noi e voi è sorta inimicizia e odio [che continueranno] ininterrotti, finché non crederete in Allah, l’Unico! „ (Corano 60.4) – e la società cristiana che, essendo edificata per la gloria del Dio Uno e Trino, valorizza il rispetto delle legittime differenze? A meno che non si debba intendere per parallelo non ciò che si somiglia e quindi si unifica ma, al contrario, ciò che non si congiunge mai. Nel qual caso, l’equivoco favorisce forse la chiarezza della sua opinione?

Lei propone ai suoi interlocutori di riflettere sulla promozione del mutuo rispetto attraverso l’educazione, lasciando credere che essi condividano con noi gli stessi valori umani di mutuo rispetto. Ma tale non è il caso. Per un musulmano non esiste una natura umana alla quale far riferimento né alcun bene riconoscibile con la ragione: l’uomo e il suo bene sono soltanto ciò che il Corano ne dice. Ma il Corano insegna ai musulmani che specialmente i cristiani, essendo cristiani, sono impurità (Corano 9.28), “di tutta la creazione i più abietti„ (Corano 98.6), le peggiori bestie„ (Corano 8.22; cfr. 8.55)(5)… Perché l’islam è la vera religione (Corano 2.208; 3.19 85), che deve dominare su tutte le altre, fino a sradicarle completamente (Corano 2.193); coloro che non sono musulmani non possono essere altro che dei perversi e dei maledetti (Corano 3.10, 82,110; 4.48 56,76,91; 7.144 ; 9.17,34 ; 11.14 ; 13.15 33; 14.30 ; 16.28-9 ; 18.103-6; 21.98 ; 22.19-22,55; 25.21 ; 33.64 ; 40.63 ; 48.13) che i Musulmani devono combattere incessantemente (Corano 61.4, 10-2; 8.40 ; 2.193), con l’inganno (Corano 3.54; 4.142; 8.30 ; 86.16), con il terrore (Corano 3.151; 8.12 60; 33.26 ; 59.2) e ogni sorta di punizioni (Corano 5.33; 8.65 ; 9.9 29,123; 25.77), come la decapitazione (Corano 8.12; 47.4) o la crocifissione (Corano 5.33), in attesa di eliminarli (Corano 2.193; 8.39 ; 9.5 111,123; 47.4) e distruggerli definitivamente (Corano 2.191; 4.89,91 ; 6.45; 9.5 30,36,73; 33.60-2 ; 66.9). O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi… „ (Corano 9.123);  Li annienti Allah!„ (Corano 9.30; Cfr. 3.151 ; 4.48)… Santo Padre, si può mai dimenticare, quando ci si rivolge ai musulmani, che essi non possono avventurarsi al di fuori del Corano?

I suoi appelli  a rispettare in ciascuna persona, (…) innanzitutto la sua vita, la sua integrità fisica, la sua dignità e i diritti che ne scaturiscono, la sua reputazione, la sua proprietà, la sua identità etnica e culturale, le sue idee e le sue scelte politiche  non possono piegare le disposizioni date da Allah, che sono immutabili, e di cui ne ho appena enumerato alcune. Ma se occorre rispettare  “le idee e le scelte politiche degli altri, come opporsi allora alla lapidazione, alla amputazione e a qualsiasi tipo di altre pratiche abominevoli comandate dalla sharia ? Il suo bel discorso non può commuovere i musulmani: non hanno lezioni da ricevere da noi, che non siamo altro che impurità (Corano 9.28). E, se ciononostante si congratulano con lei, come hanno fatto i musulmani d’Italia, è perché la politica della Santa Sede serve in gran parte i loro interessi facendo passare la loro religione come rispettabile agli occhi del mondo, facendo credere che essa li induca a tenere in considerazione i valori universali che lei raccomanda … Essi se ne congratuleranno finché saranno, come sono in Italia, in una situazione minoritaria. Ma quando non lo saranno più, accadrà quello che accade in tutti i luoghi in cui sono maggioritari: ogni gruppo non musulmano deve scomparire (Corano 9.14; 47.4; 61.4 ecc.) o pagare la  jiyzya per riacquistare il diritto di sopravvivere (Corano 9.29). Non è possibile che lei ignori tutto ciò; ma come può, allora, nascondendo queste cose agli occhi del mondo, favorire l’espansione dell’islam presso delle popolazioni innocenti o ingenue, traendole in inganno? Considera forse i complimenti che le sono stati rivolti come una prova di fecondità del suo gesto? In tal caso, lei ignorerebbe il principio della takyia, che comanda di baciare la mano che il musulmano non può tagliare (Corano 3.28; 16.106). Ma a che cosa servono, in fondo, simili scambi di cortesia? San Paolo non diceva forse: Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più  servitore di Cristo (Gal 1,10)? Gesù ha proclamato maledetti coloro che sono oggetto di lode da parte di tutti (Lc 6,26). Ma se persino i suoi nemici naturali la lodano, chi non la loderà? La missione della Chiesa non è certo quella di insegnare le buone maniere per vivere in società. Lei stesso predica l’abbandono delle mondanità per andare all’essenziale.

San Giovanni Battista sarebbe forse morto se si fosse accontentato di augurare una buona festa a Erode? Si dirà, probabilmente, che non ci sono raffronti possibili con Erode, perché Erode viveva nel peccato ed era dovere di un profeta denunciare il peccato. Ma, se ogni cristiano è diventato profeta nel giorno del suo battesimo e se il peccato è non credere in Gesù, Figlio di Dio, Salvatore (Gv 16.9), ciò di cui precisamente si gloria l’islam, come potrebbe un cristiano non denunciare il peccato che è l’islam e non richiamarlo alla conversione in ogni occasione opportuna e non opportuna (2 Tm 4.2)? Essendo la ragion d’essere dell’islam quella di sostituire il cristianesimo – il quale avrebbe pervertito la rivelazione del puro monoteismo per mezzo della fede nella Santissima Trinità, così che Gesù non sarebbe affatto Dio, non sarebbe morto né resuscitato, non vi sarebbe alcuna Redenzione, e la Sua opera sarebbe in tal modo ridotta a nulla -, come è possibile non denunciare l’islam come l’Impostore annunciato (Mt 24,4; 11,24) e il Predatore per eccellenza della Chiesa? Anziché scacciare il lupo, la diplomazia vaticana dà l’impressione che preferisca nutrirlo con le sue adulazioni, e non vede che esso aspetta soltanto di essere sufficientemente ingrassato per fare ciò che fa dovunque sia divenuto forte e vigoroso a sufficienza. Occorre forse ricordare il martirio che vivono i cristiani in Egitto, in Pakistan e in tutti i luoghi in cui l’islam è al potere? Come potrà la Santa Sede portare la responsabilità di farsi garante dell’islam presentandolo come un agnello, mentre è un lupo che si maschera da agnello? Ad Akita, la Vergine Maria ci ha prevenuti: L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa (…), la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi

Santo Padre, come può la sua lettera affermare che specialmente tra cristiani e musulmani, siamo chiamati a rispettare la religione dell’altro, i suoi insegnamenti, simboli e valori „? Come si può rispettare l’islam, che bestemmia continuamente la Santissima Trinità e Nostro Signore Gesù Cristo, accusa la Chiesa di aver falsificato il Vangelo e cerca di soppiantarla (Ap 12,4)? Sant’Ireneo che ha scritto « Contro le eresie », San Giovanni Damasceno che ha scritto « Delle eresie », dove fa rilevare tante assurdità assolutamente risibili riportate nel Corano„, San Tommaso d’Aquino con la sua « Summa contra Gentiles » e tutti i Santi che si sono dedicati a criticare le false religioni, non erano dunque cristiani perché lei condanni oggi retrospettivamente la loro azione, come anche quella di alcuni rari apologeti contemporanei? Dalla cooperazione tra ragione e fede, tanto incoraggiata da Benedetto XVI, dovrebbe essere esclusa proprio la religione? Se si segue l’appello formulato nella sua lettera, Santo Padre, bisogna allora chiedere, insieme con l’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI)(6), che dappertutto nel mondo sia condannata ogni critica all’islam e cooperare, in tal modo, con l’OCI ad espandere l’islam, il quale insegna – lo ripeto – che, essendo il cristianesimo corrotto, l’islam viene a sostituirlo… Perché voler imbavagliare, d’accordo con l’OCI, l’apologetica cristiana?

Come è vero che non si semina sulle spine (Mt 13,2-9), ma che si incomincia con lo sradicarle prima di poter seminare, allo stesso modo non si può annunciare la Buona Novella della salvezza a un’anima musulmana, perché essa è vaccinata, immunizzata fin dalla sua prima infanzia contro la Fede cristiana (Corano 5.72; 9.113 ; 98.6…), è riempita di pregiudizi, di calunnie e di ogni specie di falsità riguardo al Cristianesimo. Occorre dunque necessariamente incominciare con il criticare l’islam, i suoi insegnamenti, simboli e valori „, per distruggere in esso le falsità che lo rendono ostile al Cristianesimo. San Paolo non chiede di utilizzare soltanto le armi difensive della giustizia, ma anche le armi offensive (2 Cor 6,7). Dove sono queste ultime nella vita della Chiesa di oggi?

Oh, certamente, unirsi alla gioia di brave persone che ignorano la Volontà di Dio e augurare loro un buon ramadan non sembra essere in sé una cosa cattiva, come pensava anche San Pietro a proposito della legittimazione da lui data alle usanze ebraiche… succube, già allora, del timore nei confronti di quei proto-musulmani che erano i giudeo-nazareni! Ma San Paolo lo ha corretto davanti a tutti, mostrandogli che c’erano cose più importanti da fare che cercare di piacere a dei falsi fratelli (Gal 2,4; 11-14; 2 Cor 11,26; Corano 2.193; 60.4; ecc.). Se San Paolo ha ragione, come si fa a dire che non bisogna criticare la religione dell’altro, i suoi insegnamenti, simboli e valori?

Non volendo criticare l’islam, la sua lettera giustifica in maniera particolare quei vescovi che poseranno la prima pietra delle moschee, cosa che faranno anche essi per cortesia, per la preoccupazione di compiacere tutti e favorire la pace civile. Quando un domani i loro fedeli saranno diventati musulmani, questi potranno dire che è stato il loro vescovo a mostrare loro la via della moschea, anziché metterli in guardia da essa… E potranno dire la medesima cosa anche riguardo alla Santa Sede, poiché questa non avrà insegnato loro a pensare il vero sull’islam, bensì ad onorarlo come buono e rispettabile in sé…

La sua lettera giustifica gli auguri di buona festa di ramadan affermando che, “chiaramente, nel manifestare rispetto per la religione degli altri o nel porgere loro gli auguri in occasione di una celebrazione religiosa, cerchiamo semplicemente di condividerne la gioia, senza fare riferimento al contenuto delle loro convinzioni religiose„Come rallegrarsi di una gioia che glorifica l’islam? Il modo di fare che lei raccomanda, Santo Padre, si accorda con il comandamento di Gesù: Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno (Mt 5,37)?  Il bisogno che lei ha provato di aggiungere questa spiegazione non ha forse qualcosa a che vedere con quel “di più” che viene dal maligno? E, anche se si potesse credere di non peccare augurando un buon ramadan, a motivo della riserva mentale che nega il legame tra ramadan e islam (negazione che mostra bene come un tale comportamento ponga ugualmente dei problemi), si accorda forse questo con la carità pastorale, la quale esige che un Pastore si preoccupi del modo in cui il suo gesto viene inteso dai suoi interlocutori? In effetti, cosa possono pensare i musulmani che ci sentono augurare loro un buon ramadan, se non che o noi siamo degli idioti, incomprensibilmente ottusi, per certo maledetti da Allah per il fatto di non essere diventati anche noi musulmani, dal momento che riconosciamo – così facendo – che la loro religione non solo è buona (poiché capace di dare loro la gioia che noi gli auguriamo), ma certamente superiore al cristianesimo (poiché posteriore a quest’ultimo), oppure siamo degli ipocriti che non osano dire loro in faccia ciò che pensano della loro religione, il che equivale a riconoscere che abbiamo paura di loro e che essi sono, dunque, già diventati i nostri padroni? Possono mai concepire un’altra interpretazione, se ragionano da musulmani?

Tanti musulmani mi hanno già comunicato la loro gioia per il fatto che lei onora la loro religione. Come potranno mai convertirsi, se la Chiesa li incoraggia a praticare l’islam? In che modo la Santa Sede pensa di annunciare loro che l’islam è falso e che essi, per salvarsi, hanno il dovere di abbandonarlo, ricevendo il santo Battesimo? Non favorisce essa forse il relativismo religioso, per il quale poco importa ciò che differenzia le religioni, dato che conterebbe soltanto ciò che di buono vi è nell’uomo e che lo salverebbe, indipendentemente dalla religione praticata?

I primi cristiani hanno rifiutato di partecipare alle cerimonie civili dell’Impero romano, che consistevano nel bruciare un po’ d’incenso davanti ad una statua dell’Imperatore, rito in apparenza assolutamente lodevole, poiché si presumeva favorisse la coesistenza e l’unità tra le popolazioni così diverse e le religioni così numerose dell’immenso Impero romano. I primi cristiani, per i quali la predicazione dell’unicità della signoria di Gesù era più importante di qualsiasi realtà di questo mondo, fosse anche la stima dei loro concittadini, hanno preferito firmare con il proprio sangue l’originalità del loro messaggio. E se è vero che noi amiamo il nostro prossimo, chiunque esso sia, musulmani compresi, in quanto membri della razza umana al pari di noi voluti e amati da tutta l’eternità da Dio, redenti dal Sangue dell’Agnello senza macchia, è anche vero che Gesù ci ha insegnato a rinnegare ogni legame umano che si oppone al Suo amore (Mt 12,46-50; 23,31; Lc 9,59-62; 14,26 ; Gv 10,34; 15,25). In nome di quale fraternità sarebbe, perciò, possibile definire i musulmani nostri fratelli (Cfr. la sua allocuzione del 29.03.2013)? Sarebbe forse possibile una fraternità che trascenda tutte le appartenenze umane, anche quella della comunione con il Cristo, che è respinta dall’islam, ed essa sola alla fine avrebbe importanza? La volontà di Dio, che richiede che crediamo nel Cristo  (Gv 6,29), fa sì che noi non conosciamo più nessuno secondo la carne (2 Cor 5,16).

La diplomazia vaticana ritiene forse che, tacendo su che cos’è l’islam, potrebbe così risparmiare la vita degli sventurati cristiani che vivono nei Paesi musulmani? No, l’islam continuerà a perseguitarli (Gv 16,2) e ciò tanto più quanto più vedrà che nessuno gli fa opposizione, e ciò perché questa è la sua ragion d’essere (Corano 9.30). Quei cristiani, così come tutti i cristiani, non si aspettano piuttosto da lei che ricordi loro come il destino di ogni discepolo di Cristo quaggiù è questo, di essere cioè perseguitati a causa del Suo Nome (Mt 16,24; Mc 13,13; Gv 15,20), e che questa è una grazia insigne di cui bisogna saper essere lieti? Gesù ci ha raccomandato di non temere affatto i tormenti della persecuzione (Lc 12,4) e ai fratelli perseguitati a causa della Fede ha consigliato di rallegrarsi per l’ottava Beatitudine (Mt 5,11-12). Questa gioia non è, forse, la migliore testimonianza da offrire? Quale miglior servizio potremmo noi rendere ai musulmani ferventi, che non temono affatto di morire tanto sono sicuri di andare a godersi le Huri che Allah promette loro come premio per i loro crimini, se non quello di mostrare ad essi dei cristiani felici di offrire, al contrario, la propria vita per puro amore di Dio e per la salvezza del prossimo? La sua lettera rievoca la testimonianza di San Francesco, ma non dice che San Francesco inviò dei Frati ad evangelizzare i musulmani del Marocco pur sapendo che là sarebbero stati con molta probabilità martirizzati, come effettivamente avvenne, e che si accinse egli stesso ad evangelizzare il sultano Al Malik Al Kamil[7]. La carità denuncia la menzogna e chiama alla conversione.

Santo Padre, abbiamo difficoltà a trovare nel suo Messaggio ai musulmani l’eco della carità di San Paolo che comanda: Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l’iniquità o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? (2 Cor 6,14-15), o di quella del mite San Giovanni che esorta a non accogliere presso di noi chiunque respinga la Fede cattolica e a non salutarlo neppure, sotto pena di partecipare alle  sue opere perverse (2 Gv 7-11)… Salutando i musulmani in occasione del ramadan, non si partecipa forse alle loro opere perverse? Chi odia, oggi, persino la loro tunica (Gd 23)? La dottrina degli Apostoli non è più di attualità?

Sì, il Concilio Vaticano II chiama i cristiani a dimenticare il passato, ma ciò non può voler dire altro che dimenticare gli eventuali risentimenti dovuti alle violenze e alle ingiustizie subite nel corso dei secoli dai cristiani e, per ciò che qui ci interessa, inflitte dai musulmani. Poiché, diversamente, dimenticare il passato significherebbe condannarsi a rivivere le medesime sciagure già vissute un tempo. Senza memoria, inoltre, può esservi forse identità? Senza memoria, potremmo noi avere un futuro?

Santo Padre, ha letto la lettera aperta del Sig. Magdi Cristiano Allam (8), ex-musulmano battezzato da Benedetto XVI nel 2006, con la quale egli dichiara di lasciare la Chiesa a causa della compromissione di questa con l’islamizzazione dell’Occidente? Quella lettera è un terribile colpo di fulmine nel cielo smorto delle codardie e delle tiepidezze ecclesiali, e dovrebbe costituire per noi un formidabile avvertimento!

Santo Padre, la diplomazia non è coperta dal carisma dell’infallibilità e il suo messaggio ai musulmani in occasione della fine del Ramadan non è un atto magisteriale, per questo mi permetto di criticarlo con rispetto e chiarezza (can. 212 § 3). Certamente lei avrà considerato che, prima di parlare di “teologia„ con i musulmani, fosse necessario disporre innanzitutto i loro cuori con un insegnamento sul dovere, pur elementare, di rispettare gli altri. Tenevo a dirle che ci sembra che un tale insegnamento dovrebbe essere impartito al di fuori di qualsiasi riferimento all’islam, per evitare ogni ambiguità al riguardo. Perché non in occasione del Capodanno o del Natale? Non è certo senza un motivo che Benedetto XVI aveva sciolto il Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-religioso e ne aveva trasferito le prerogative al Pontificio Consiglio per la Cultura… Ciò detto, rinnovo l’impegno della mia fedeltà alla Cattedra di San Pietro e la fede nel suo Magistero infallibile, e coltivo il desiderio di vedere tutti i cattolici che sono stati turbati nella loro fede, a causa del suo Messaggio ai musulmani in occasione della fine del Ramadan, fare anch’essi la medesima cosa.

Abbé Guy Pagès

 

[1] http://www.vatican.va/holy_father/francesco/messages/pont-messages/2013/documents/papa-francesco_20130710_musulmani-ramadan
[2] “In rapporto alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto,  e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità delle persone (Can. 212 § 3).
[3]  Statistiche effettuate dall’Istituto Abassa (9-10/2007) in 24 wilayas algerine durante il ramadan, con riferimento alla media annuale: Infortuni sul lavoro: + 150%;  Emergenze mediche: + 300%; Incidenti domestici: + 250%; Risse e dispute con conseguenti ferite: + 400%; Intossicazioni alimentari: + 32%; Aggravamento e complicazione di malattie croniche: + 80%; Decessi: + 18%; Donne e bambini picchiati in famiglia: + 120%; Reati minori: + 220%; Reati per vendita e consumo di stupefacenti: + 96%; Furti di autovetture, truffe, falsi in atto pubblico: + 180%; Incidenti stradali: + 52%… senza parlare del calo di attività in tutti gli ambiti lavorativi… Chi, sano di mente, può accettare che l’autista dell’autobus di suo figlio guidi digiuno da cibo e da bevande dalla notte precedente?
http://www.leconomiste.com/article/897050-ramadan-dope-la-demande
http://www.agoravox.fr/tribune-libre/article/le-cout-economique-de-la-religion-140871
[4] http://francaisdefrance.wordpress.com/2013/07/22/ratp-et-ramadan/
[5] Alla stregua dell’escremento, dell’urina, del cane, del vino precisa l’ayatollah Khomeini, in Principes politiques, philosophiques, sociaux et religieux, Éditions Libres Hallier, Parigi, 1979.
[6]  Bisogna, quindi, vergognarsi di San Tommaso d’Aquino che scrive: “Coloro che invece introdussero sette erronee procedettero per vie del tutto contrarie, com’è evidente nel caso di Maometto, il quale allettò i popoli con la promessa di piaceri carnali, ai quali essi sono già propensi per la concupiscenza della carne. Inoltre diede precetti conformi a codeste promesse, sciogliendo le briglie alle passioni del piacere, in cui è facile farsi ubbidire dagli uomini carnali. In più egli non diede altri insegnamenti all’infuori di quelli che qualsiasi persona mediocremente istruita può dare facilmente e comprendere col suo ingegno naturale; anzi, le verità stesse che egli insegnò sono mescolate a favole e a dottrine falsissime. E neppure si servì di miracoli soprannaturali, che costituiscono la sola testimonianza adeguata della rivelazione, in quanto un fatto visibile, il quale non può attribuirsi che a Dio, mostra essere ispirato da Dio colui che insegna questa data verità. Ma disse di essere stato inviato con la potenza delle armi: il quale contrassegno non manca neppure ai briganti e ai tiranni. Inoltre a lui inizialmente non credettero uomini pratici delle cose divine ed umane, ma uomini bestiali abitanti nel deserto, del tutto ignari delle cose di Dio; e servendosi poi del loro numero, egli costrinse gli altri ad accettare la sua legge con la forza delle armi. E neppure ebbe anteriormente la testimonianza dei profeti precedenti; anzi egli guasta tutti gli insegnamenti del Vecchio e del Nuovo Testamento con racconti favolosi, come risulta dalla lettura della sua legge. Ecco perché con astuzia egli proibisce ai suoi seguaci di leggere i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento, per non essere tacciato di falsità. Perciò è evidente che coloro che credono in lui compiono [oggettivamente] un atto di leggerezza.”  (San Tommaso, Somma contro i Gentili, a cura di Tito S. Centi, Mondadori, Milano, 2009, p. 71).
[7] http://www.eleves.ens.fr/aumonerie/numerosenligne/careme02/seneve008.html
[8] http://benoit-et-moi.fr/2013-II/articles/magdi-allam-quitte-leglise.html

 

Fonte: http://www.islam-et-verite.com/blog/billets-d-humeur/lettre-ouverte-au-pape-francois-au-sujet-de-son-message-aux-musulmans-pour-la-fin-du-ramadan.html

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

Annunci