L’assassinio di padre Hamel dopo il massacro di Nizza conferma, se ce ne fosse bisogno, che Allah è insaziabile… Come spiegare che dei giovani, usciti di mezzo a noi, spesso ancora minorenni, accettino di  lasciarsi trasformare in assassini, se non perché l’appello al jihad viene insegnato nel Corano, nei Hadis, e ordinariamente in tutta la letteratura dell’islam, che chiunque può facilmente procurarsi? Questo è il motivo per cui trovo ipocrite le reazioni pietistiche di tutti coloro che non denunciano l’islam in quanto tale. Dio Si fa beffe di quelli che piangono le conseguenze di cui essi stessi assecondano le cause.

Il cardinale Vingt-Trois, durante la Messa in suffragio di padre Hamel nella Cattedrale di Parigi, ha sottolineato che il «silenzio delle élite di fronte alle devianze dei costumi e alla legalizzazione delle devianze» provoca «le molteplici paure [che] costruiscono la paura collettiva, e [che] la paura produce chiusura», ma questo non è certo bastato a fargli nominare l’islam, anche se queste parole, che evocano indubbiamente altre realtà, possono denunciare molto bene le complicità di cui gode l’islam e il loro carattere funesto. Papa Francesco riconosce che «il mondo è in guerra», ma ne scagiona l’islam, perché per lui «tutte le religioni vogliono la pace»[1]… Ma se «la religione» non è coinvolta in questi atti abominevoli, perché allora Mons. Dubost e il Vicario Generale di Rouen, Philippe Maheut, vogliono rafforzare «il dialogo interreligioso»? Perché Anne Hildago ci tiene a dire che il nostro paese è «una terra di convivenza e di dialogo tra le religioni»? Hassan II, Re del Marocco e Comandante dei credenti, ci ha inutilmente avvisato che i musulmani non potranno mai integrarsi e non diventeranno mai Francesi; il dottor Dalil Boubakeur, rettore della Grande Moschea di Parigi ed ex direttore del CFCM, invano ha riconosciuto che «L’islam è un fenomeno socio-politico, un’ideologia di lotta e di aggressione» (BFM-TV, 03.01.2011), secondo l’insegnamento di Allah che comanda: «Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] ad Allah» (Corano 2.193): noi non abbiamo voluto ascoltarli… La verità è che «Non ci può essere né pace né coesistenza tra la religione islamica e delle istituzioni politiche e sociali non islamiche[…] L’appoggio che un popolo musulmano può effettivamente offrire ad un governo in carica è direttamente proporzionale al carattere islamico di quest’ultimo. […] Il movimento islamico deve prendere il potere non appena venga a trovarsi in una situazione morale e numerica sufficiente per rovesciare il governo non islamico»[2]

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È inutile sperare che l’islam possa un giorno cambiare, perché è fondato sul Corano, che è la parola immutabile di Allah, e perché, d’altra parte, l’islam non ha alcun magistero di istituzione divina, cosicché nessuna interpretazione infallibile può essere legittimamente imposta ad una coscienza musulmana. Maometto inoltre, nonostante la sua vita sia stata piena di atti di barbarie fra i più atroci, è presentato come «un bell’esempio» (Corano 33.21) per i musulmani… I «terroristi» non fanno altro che prendere sul serio la loro religione e alla lettera i suoi insegnamenti.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale Claude Bartolone, il presidente del Gruppo dei parlamentari del Front de Gauche André Chassaigne, e tante altre personalità hanno denunciato in questi crimini una volontà di dividere i Francesi. Ma come potrebbero, i loro sortilegi volti a conservare l’unità, non risultare inutili, fino a quando Allah farà dire a tutti i buoni musulmani «Tra noi e voi è sorta inimicizia e odio [che continueranno] ininterrotti, finché non crederete in Allah, l’Unico» (Corano 60.4)? Così, quando il Consiglio francese del culto musulmano «richiama di nuovo tutta la nazione all’unità e alla solidarietà», o l’imam della moschea di Saint-Étienne-du-Rouvray si lamenta del fatto che l’islam venga strumentalizzato, che altro stanno facendo se non praticare la taqîya nei riguardi di tutti gli idioti utili all’islam? Che senso ha fingere di lottare contro il «radicalismo», quando si continua a mantenere in vita la pianta che lo produce?

Quindi, se questi giovani Francesi hanno voluto fare il jihad e uccidere padre Hamel per la bestemmia di confessare il mistero della Santissima Trinità, è perché erano stati convinti, in accordo con l’insegnamento del Corano, che quello era l’unico modo, per loro, di essere sicuri di sfuggire all’inferno promesso ai miscredenti e godersi in Paradiso le uri promesse. Allah, infatti, si è impegnato a dare la sua ricompensa a chi muore nel jihad (Corano 4.74,101). Perché «Allah ama coloro che arrivano fino ad uccidere per lui» (61,4 Corano). Come pure:  «Allah ha comprato dai credenti le loro persone e i loro beni [dando] in cambio il Giardino, [poiché] combattono sul sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi» (Corano 9,111). E per accecare interamente il candidato al «martirio» (che abominio usare questo termine così santo per designare un assassino!), l’eroismo del suo sacrificio viene decuplicato, in quanto a liberalità, dalla promessa che settanta membri della sua famiglia saranno salvati dall’inferno! Come si può resistere ad una offerta così allettante? Ecco dove affonda le sue radici lo zelo dei nostri ferventi musulmani. Perché continuare a negarlo?

Non capisco perché il papa sostenga che questa guerra non è religiosa, ma che dipende da «questioni di interesse, di denaro, di accesso alle risorse naturali, di dominio dei popoli». È forse per denaro che questi due ragazzi hanno decapitato padre Hamel, o piuttosto per compiacere Allah? Allah comanda, sì o no, la morte dei non musulmani e quella dei cristiani in particolare (Corano 9.5,14,29,111,124; 47.4…)? Che cosa ci si può aspettare, dimostrando una miserabile ignoranza o dicendo bugie vergognose, che trasudano viltà criminale e compromessi, se non l’indurimento nel disprezzo e nell’odio?

Che la Francia apostata, gli Stati Uniti e i Massoni lancino,  per l’occasione, appelli affinché si «protegga la libertà religiosa di tutti i culti», minando in questo modo le fondamenta della vera pace che si può trovare unicamente nella comunione con Cristo, morto e risorto, vincitore di tutti i mali (Mt 28,20), questo non ci sorprende; ma che il Papa dichiari che non siamo impegnati in una guerra di religione, perché «tutte le religioni vogliono la pace», o che l’arcivescovo Pontier, Presidente, rieletto, della Conferenza episcopale di Francia, dica che «quei folli che seminano la morte non possono davvero richiamarsi all’islam», ecco, questo è per me davvero incomprensibile! Come potrebbe l’islam volere la pace, se respinge la Rivelazione cristiana? Il Corano è pieno di odio e di appelli all’assassinio, e l’islam vorrebbe la pace?! Il comportamento di Maometto, la storia, l’attualità, depongono forse in favore della natura irenica dell’islam? In quale paese divenuto musulmano la libertà di coscienza e di religione viene rispettata? Occorre essere ciechi o bugiardi per negare che «Questa religione mostruosa ha come unica ragione la sua ignoranza, come unica persuasione la sua violenza e la sua tirannia, come unico miracolo le sue armi, che fanno tremare il mondo e impongono con la forza l’impero di Satana in tutto l’universo» [3]!

Il primo papa aveva paura di fronte ai proto-musulmani di allora, che erano quei cristiani che volevano rimanere fedeli al giudaismo (Gal 2,11-14, At 11,3, 15.1; 2 Cor 11.13,26). Come San Pietro, per un attimo, si sottomise alle loro convinzioni[4], allo stesso modo alcuni oggi credono di far bene, per ottenere la pace, a riconoscere la bontà dell’islam e ad incoraggiare i musulmani a praticarlo…

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Ma ciò che mi preoccupa più di ogni altra cosa, non è solamente il fatto che le Autorità pubbliche continuino a favorire l’islam,  come la parrocchia che aveva creduto di far bene ad offrire il terreno per la costruzione della moschea nella quale sarebbe poi cresciuto l’assassino di padre Hamel, ma è che il Papa continui a non dire, una volta ancora[5], la verità sull’islam. Affermare che tutte le religioni vogliono la pace significa riconoscere la loro bontà intrinseca, perché nessun albero cattivo produce frutti buoni, e riconoscere la bontà dell’islam porta, se non a professarlo, almeno a legittimarne l’esistenza, perché come si fa a condannare ciò che è buono? Ma chi può venire DOPO il Cristo, se non l’Anticristo (Gal 1,8-9; 1 Gv 2,22)? E che cosa vuole l’Anticristo, se non la morte della Chiesa? «Li annienti Allah.  Quanto sono fuorviati!» (Corano 9.30). Esaltare la bontà universale delle religioni, e quindi dell’islam in particolare, è da suicidi. Allo stesso tempo, una dichiarazione del genere occulta sia l’annuncio del carattere unico della fede cristiana sia la sua necessità assoluta per la salvezza… Come potrebbe, un simile discorso, non impedire ai musulmani di lasciare l’islam, non sconcertare coloro che lo hanno abbandonato per diventare cristiani, e non indurre i cristiani ignoranti ad abbracciare «l’ultima religione rivelata», la «religione dell’amore, della tolleranza e della pace»? Infine, temo che la proclamazione del carattere ugualmente buono di tutte le religioni abbia a che fare con la creazione della «religione mondiale», costituita da tutte le religioni, tutte necessariamente ed ugualmente buone, della quale Shimon Peres è venuto un giorno a chiedere a Papa Francesco appunto di assumere la direzione (04.09.2014) … Questa nuova religione universale non ha forse qualcosa a che vedere con l’impostura religiosa che deve avvenire prima del ritorno di Cristo e che «offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 675)? In ogni caso, è chiaro che «la fede di molti credenti» è già molto scossa…  Quanto all’accoglienza sempre più ampia in Europa di «migranti» musulmani e alla mescolanza delle popolazioni finalizzata alla distruzione della loro identità, come potrebbe, tutto questo, non essere desiderato dai fautori della «persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra» (ibidem)?

Il Magistero della Chiesa non può che condannare «l’indifferentismo, ossia quella perversa opinione che per fraudolenta opera degl’increduli si dilatò in ogni parte, e secondo la quale si possa in qualunque professione di Fede conseguire l’eterna salvezza dell’anima se i costumi si conformano alla norma del retto e dell’onesto. […] Poiché è affermato dall’Apostolo che esiste  un solo Iddio, una sola Fede, un solo Battesimo(Ef 4,5), temano coloro i quali sognano che veleggiando sotto bandiera di qualunque Religione possa egualmente approdarsi al porto dell’eterna felicità e considerino che per testimonianza dello stesso Salvatore essi sono contro Cristo, perché non sono con Cristo(Lc 11,23), e che sventuratamente disperdono solo perché con lui non raccolgono; quindi “senza dubbio periranno in eterno […]. “Ma qual morte peggiore può darsi all’anima della libertà dell’errore?” esclamava sant’Agostino (Ep. 166)» (Gregorio XVI, Mirari Vos); «In questo tempo si trovano non pochi i quali […] osano insegnare che “l’ottima regione [latinismo da “regere”, N.d.T.] della pubblica società e il civile progresso richiedono che la società umana si costituisca e si governi senza avere alcun riguardo per la religione, come se questa non esistesse o almeno senza fare alcuna differenza tra la vera e le false religioni”» (Pio IX[6], Quanta cura, N. 5); «Convinti che rarissimo è il caso di uomini assolutamente privi di ogni sentimento religioso, sembrano nutrire speranza che non debba riuscire troppo difficile che, malgrado singole divergenze in materia di religione, i popoli si accordino fraternamente un giorno nella professione di alcune dottrine, accolte come base comune di vita spirituale. Di qui il frequente indire che fanno, con notevole intervento di persone, di congressi, riunioni, conferenze cui sono indifferentemente invitati a discutere infedeli di ogni gradazione e cristiani e perfino infelici apostati da Cristo che ne ripudiano con pertinace ostinazione la natura e missione divina. Simili tentativi non possono in nessun modo riscuotere l’approvazione dei cattolici, fondati come sono sul falso presupposto che tutte le religioni siano buone e lodevoli in quanto tutte, pur nella diversità dei modi, manifestano e significano ugualmente quel sentimento, a chiunque congenito, che ci rivolge a Dio e ci rende ossequienti nel riconoscimento del suo dominio. Teoria questa non solo erronea e ingannatrice, ma che attraverso una deformazione del vero concetto religioso conduce insensibilmente chi la professa al naturalismo ed all’ateismo. È chiara quindi la conseguenza: aderendo ai fautori di tali teorie e tentativi ci si allontana del tutto dalla religione rivelata da Dio» (Pio XI, Mortalium animos); «Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Leon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo » (Francesco, Omelia del 14 marzo 2013) .

Le rispettive partecipazioni al culto degli uni e degli altri, richieste da alcune autorità musulmane e cristiane per manifestare un apparente desiderio di comunione, non sono forse condannate da questi insegnamenti? Nei primi tempi della Chiesa, catecumeni e penitenti dovevano abbandonare il luogo sacro al momento dell’offerta del Sacrificio del Signore, perché erano riconosciuti spiritualmente inidonei a prendervi parte. Ma ora, anche coloro che professano di rigettare la fede cristiana, da essi considerata come l’abominio per eccellenza e l’unico peccato imperdonabile (Corano 4,48), vi sono invitati… Come non vedere in ciò un segno eloquente che la perdita della fede apre le porte all’islam? Gli Apostoli ci hanno insegnato il comportamento da tenere nei confronti dell’islam (2 Cor 6,14-18; Gv 1,7-11 2; Gd 1,23), la cui venuta è stata annunciata da Gesù (Mt 13,24-30, 36 -43; Gv 16,2), ma chi se ne fa oggi portavoce?

L’ignoranza volontaria, la vigliaccheria, la codardia, e in fin dei conti la mancanza di fede, ma certo anche un numero ancora insufficiente di vittime, impediscono alle Autorità pubbliche di chiamare per nome e affrontare alla radice il problema dell’islam, mettendone definitivamente al bando il libro fondatore e il modello. A loro discolpa, bisogna riconoscere che esse non sono aiutate dalla Chiesa, nonostante questa sia una delle sue missioni. Se anche la Chiesa è d’accordo che l’islam si sviluppi, chi potrebbe trovarvi da ridire?

Potessimo imitare la franchezza di uno dei predecessori di Francesco, il Papa Pio II, che, scrivendo al sultano turco Maometto II, non ne lodò la religione né si fece abbindolare da un possibile accordo tra loro: «La concordia è possibile solo a parole; ma nei fatti, è la guerra»[7]

Abbé Guy Pagès

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Adil Kermiche e Abdel Malik Petitjean si sono filmati, Martedì 26 luglio a Saint-Etienne-du-Rouvray, prima di uscire per affrontare la BRI di Rouen e il RAID sul piazzale della chiesa.

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[1] Sorvolo sul comunicato del Vaticano che dice che papa Francesco si è associato «al dolore e all’orrore».
[2] In La Dichiarazione islamica, di Alija Izetbegovic, capo di Stato della Bosnia-Erzegovina dal 1990 al 2000.
[3] Bossuet, Panegirico di San Pietro Nolasco, Parigi, Chiesa dei Padri della Misericordia, 29 gennaio 1665.
[4] Musulmano significa sottomesso.
[5] Cfr. La prima e la seconda Lettera aperta che gli ho indirizzato.
[6] Ricordo qui alcune condanne di Papa Pio IX, nel Sillabo: «XV. È libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avrà reputato essere vera. XVI. Gli uomini nell’esercizio di qualsivoglia religione possono trovare la via della eterna salvezza, e conseguire l’eterna salvezza. XVII. Almeno si deve bene sperare della eterna salvezza di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo.
[7] Enea Silvio Piccolomini, Lettera a Maometto II, Payot & Rivages, 2002.

 

Fonte:  http://www.islam-et-verite.com/de-legorgement-pere-hamel/

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

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