Non vi era alcun dubbio che i brevi articoli 1, 2, 3, costituiti da semplici precisazioni, minime e circostanziate – che deliberatamente non sono state fatte oggetto di una lunga presentazione, più coerente con il consueto format del nostro sito dottrinale: laquestion.com –, avrebbero suscitato delle reazioni negli ambienti sedevacantisti  a causa delle posizioni critiche sostenute e del necessario richiamo, sia pur relativamente breve, che essi fanno ad alcune verità canoniche essenziali.

Così sono andate infatti le cose, e ben al di là di quello che avevamo immaginato, e ciò ha provocato dibattiti intensi e interessanti, come pure reazioni diverse, una delle quali si è anche concretizzata in una “risposta”, abbastanza prevedibile del resto per la sua conformità con la tesi classica della corrente alla quale si richiama, dal titolo: “Critica di un articolo intitolato I Sacramenti della Chiesa sono validi “. 

Il sedevacantismo è caduto nella trappola del libero esame 

di cui si fecero paladini Calvino e Lutero

In effetti, nel constatare la tensione palpabile di coloro che ostinatamente si chiudono nell’opzione drammatica dello scisma, sembra che i nostri modesti tentativi di chiarimento abbiano causato qualche problema nel piccolo mondo frastornato dai fumi del libero esame, che riproduce con una rara conformità, adottando fino in fondo il loro identico atteggiamento apostata, il comportamento di Calvino e l’eresia di Lutero.

Noi non riprenderemo per filo e per segno l’ordito delle noiose falsità che ci vengono regolarmente propinate dall’ideologia che satanicamente diffonde l’idea che la Santa Sede sia vacante. Questo tentativo si è dimostrato in verità inutile già da troppo tempo, in particolare nei confronti di quelle menti miopi che sono bloccate nella sinistra prigione delle proprie funeste illusioni. Ci limiteremo semplicemente a mettere in evidenza, ancora una volta, l’infondatezza assoluta dell’unica tesi che forma la totalità del discorso sedevacantista, cioè l’ipotetica assenza oggigiorno di un papa sul trono di Pietro, e le conseguenze spaventose che ne conseguirebbero, prima fra tutte: la nullità dei sacramenti.

I.  Ci sono già stati dei papi eretici

La prima difficoltà, che appare con chiarezza alla luce della Storia – prima ancora di prendere in considerazione l’altra, concernente la domanda su chi abbia l’autorità per dichiarare che il Papa “ha rinunciato alla fede cattolica e appoggia l’eresia” -, è che ci sono già stati dei precedenti nella persona di alcuni Papi – e questo senza voler menzionare la vita scandalosa, disordinata, prevaricatrice, empia, criminale e corrotta di certuni, che è stata motivo di gravi disordini –, i quali hanno notoriamente insegnato o sostenuto l’eresia. Per quanto umiliante ciò possa essere per la Chiesa, appare chiaramente all’esame della Storia che diversi Papi si sono fuorviati cadendo nell’errore in materia di fede, e vi si sono ostinati fino a condannare i difensori dell’ortodossia, a volte con una certa solennità:
Liberio è noto per il suo cedimento colpevole del dicembre 359, quando accettò di firmare, sotto la costrizione dell’imperatore che lo teneva prigioniero a Bisanzio, una formula semi-ariana.

Vigilio, nel 553, favorì l’eresia avendo rifiutato di proclamare con chiarezza la dottrina della Chiesa che affermava la coesistenza di due volontà nel Cristo, l’una divina e l’altra umana.

Bonifacio IV adottò nel 612 un atteggiamento non meno ambiguo, e San Colombano lo rimproverò per questo in una lettera di impressionante veemenza!

Onorio è, fra tutti i papi eretici, il più famoso e senza dubbio il più gravemente colpevole, il che gli valse nel 680 l’anatema del Sesto Concilio di Costantinopoli, confermato da Papa Leone II e ripreso da tutti i grandi Concili ecumenici fino all’epoca moderna.

Giovanni XXII, ad Avignone, il giorno di Ognissanti del 1331, disse che i morti entrano nella visione beatifica soltanto al momento della resurrezione, e cioè alla fine del mondo!

Vediamo perciò, senza difficoltà, come la possibilità che un Papa professi un errore non sia una novità per la Chiesa. D’altra parte, il Canone 2264 dichiara illeciti, ma non automaticamente invalidi, gli atti di giurisdizione posti da qualcuno che sia stato scomunicato: “Un atto di giurisdizione posto da una persona scomunicata, sia in foro interno che esterno, è illecito; tuttavia, nel caso sia stata pronunciata una sentenza di condanna, esso diviene invalido, fatto salvo il disposto del can. 2261; altrimenti, è valido.” Di conseguenza, il chierico eretico non perde automaticamente le sue funzioni, ma deve essere stato deposto tramite debita e corretta procedura formale dalla legittima autorità, prima di poter affermare che egli non è più autorizzato ad esercitare la sua carica; legittima autorità che non è affatto umana, e quindi molto difficile da convocare. Da ciò possiamo concludere che l’eresia, anche esterna, non toglie automaticamente la giurisdizione.

      Solo Cristo può giudicare il Papa

Quindi, se in teoria è vero che un Papa dovrebbe essere deposto qualora insegni  l’eresia, nella realtà ciò non accade mai,  per la semplice e buona ragione che non esiste alcuna istanza ecclesiale che possieda l’autorità necessaria per procedere a tale deposizione. Infatti, quali che siano le colpe personali, le prevaricazioni, gli scandali, i crimini, le omissioni di atti di ufficio, quali che siano gli atti scismatici e gli insegnamenti eretici di cui i Pontefici costituiti in autorità possano rendersi colpevoli, nessuno ha il diritto di sua propria iniziativa, per propria decisione personale, di dichiarare decaduto dalla sua carica e spogliato dei suoi poteri un qualsiasi membro della gerarchia cattolica.

Questo è giuridicamente impossibile, spiritualmente impensabile, formalmente irrealizzabile.

Il Papa non ha superiori sulla Terra

Quindi, se è vero che il Papa eretico dovrebbe perdere il suo pontificato in seguito ad una dichiarazione ufficiale di eresia, tuttavia – ed è qui che risiede la difficoltà maggiore -, è chiaro che una tale destituzione non può essere legalmente eseguita, perché il Papa non ha superiori sulla terra che siano in grado di giudicarlo e rimuoverlo dalle sue funzioni. Di conseguenza, anche se – Dio non voglia – cade in una eresia notoria, il Papa non perde mai il proprio pontificato.

II.  I pericoli del sedevacantismo

Ma ci sono, in particolare, due giganteschi pericoli potenziali nel sedevacantismo:

– Il pericolo di cadere gravemente nel soggettivismo col ritenersi competenti al posto di Cristo, dato che il Papa non ha superiori sulla terra i quali possano giudicare e deporre a proprio arbitrio, e in base al libero esame, il Sommo Pontefice, il che sarebbe una pura follia.

– Il pericolo senza pari di cadere nell’eresia più grande e terribile del conciliarismo o conclavismoche è stato condannato dalla Chiesa (infatti, chi può dire con certezza che una dichiarazione di eresia proveniente da un gruppo di vescovi non sia un tentativo di deposizione?); sappiamo infatti che da esso si originano sedicenti “Papi” eletti da pseudo-vescovi  e, come conseguenza diretta, la frantumazione in innumerevoli pezzi disparati, e in gruppuscoli tra loro nemici, della santa unità della Chiesa, che a quel punto è spezzata, ridotta in frantumi e irrimediabilmente infettata dal settarismo.

La conseguenza diretta del sedevacantismo è la frantumazione in innumerevoli pezzi disparati della santa unità della Chiesa!

Così, poco importa in quale maniera i sedevacantisti cerchino di giustificare la loro posizione; dobbiamo ammettere che la loro tesi pericolosa è in grado di spaccare definitivamente la Chiesa, e che non si basa su decisioni giuridiche legittime, ma su un giudizio soggettivo, erede tout court di Lutero.

L’unico criterio oggettivo richiesto dalla teologia cattolica per il riconoscimento di un vero Papa, è il riconoscimento dell’eletto da parte dei cardinali riuniti in conclave, poi dai vescovi e da tutta la Chiesa.

Nel cervello dei sedevacantisti, questo criterio è scomparso e non può più essere oggettivo, ma si deve necessariamente fare ricorso ad una fonte che è sostanzialmente personale, soggettiva, anche se si cerca di giustificarla con un’enorme quantità di citazioni multiple, facendola apparire come oggettiva.

III. L’assenza di un Papa è impossibile

Inoltre, un altro problema importante del sedevacantismo viene alla luce quando si considerino le sue posizioni, ed è la sua incapacità di spiegare come possa la Chiesa continuare ad esistere in modo visibile pur essendo stata deprivata del suo capo. Il sedevacantismo è, a questo riguardo, prigioniero di un errore formale insuperabile, legato ad un’interpretazione restrittiva della Bolla di Paolo IV, il quale distrugge interamente la sua tesi, che rimane peraltro valida in alcuni punti: “Nessun Papa può essere eretico, ora il Papa che appoggia il Vaticano II professa delle eresie, quindi egli non è Papa“.

Ma questo modo di vedere il problema è logico solo in apparenza, perché la Storia ci insegna che in passato alcuni Papi hanno appoggiato tesi eretiche; che la Chiesa ha addirittura riconosciuto degli antipapi durante il Grande Scisma d’Occidente, e che alcuni Concili hanno sostenuto delle opinioni riprovevoli. Il sedevacantismo è quindi  il mero prodotto di un sillogismo, di uno iato intellettuale, di un metodo argomentativo schizofrenico.

Di più – e non dobbiamo mai dimenticarlo -, il giudizio dei fedeli  che si rendono conto che i Papi sostengono l’errore, pur essendo eventualmente vero, non può tuttavia avere forza di autorità canonica per rimuovere o destituire i Papi che professano l’eresia. Il problema è tutto qui. I sedevacantisti superano con il loro atteggiamento la loro capacità giuridica in quanto membri della Chiesa e, in ultima analisi, allontanandosi dalla Roma conciliare per mezzo del loro giudizio soggettivo personale, si fanno Protestanti proprio mentre credono di rimanere cattolici. Si deve dunque, per obbligo certo, al fine di evitare questa situazione scismatica, rigettare l’eresia ma riconoscere il Papa chiunque egli sia, fintanto che non sia stato deposto, non già per quello che insegna, come è evidente, ma per quello che egli rappresenta in quanto successore legittimo, sia pure indegnissimo, di Pietro.

Di conseguenza, anche se le osservazioni dei sedevacantisti sono giuste quando essi puntano il dito contro i danni causati dal Concilio Vaticano II, la loro logica è tuttavia falsata e la loro soluzione scorretta, perché uscire dalla Chiesa e allontanarsene per stabilire delle gerarchie parallele, non riconoscendo più il Papa come il legittimo successore di Pietro, è un errore assoluto unito ad una colpa molto grave, perché significa abbandonare la Sposa mistica di Cristo nelle mani dei briganti.

“Chi afferma che non c’è un Papa, semplifica eccessivamente i problemi. La realtà è più complessa” – Lefebvre, 1979 –

Monsignor Lefebvre ha detto giustamente:

« (…) chi afferma che non c’è un Papa, semplifica troppo i problemi. La realtà è più complessaSe si considera la questione di sapere se un Papa può essere eretico, ci si rende conto che il problema non è così semplice come si potrebbe pensare … ”  (La Nuova Messa e il Papa, 8 Novembre 1979).

L’osservazione di monsignor Lefebvre mostra come sia molto difficile affermare in modo perentorio che un Papa è o non è un eretico; tale osservazione si affianca inoltre, per noi, ad una certezza fondata sulla ragione naturale e sulla fede soprannaturale, certezza che noi riceviamo dal celebre autore dell’opera Del Papa, il conte Joseph de Maistre, che tanto si adoperò per difendere l’istituzione del Papato:

« Senza la monarchia romana, non c’è più Chiesa »

Questa è la nostra profonda convinzione ed è la ragione della nostra posizione legittimista in materia di autorità nella Chiesa, posizione che si unisce a quella di Joseph de Maistre: La Monarchia romana fonda, realizza e istituisce la Chiesa, e nessuno può di sua propria volontà, dall’alto di un immaginario tribunale spuntato dal proprio giudizio soggettivo di semplice laico, o anche di sacerdote, di vescovo o persino di Cardinale, decidere di testa propria di non riconoscere più il Sovrano Pontefice. Niente supera in valore la necessità – in breve, di importanza vitale – che l’Istituzione Pontificia sia nel modo più assoluto conservata, soprattutto in tempi di crisi estrema, quale oggi noi la conosciamo, perché una interruzione della visibilità della carica petrina porterebbe ad un male ancora più grande, fattore di sicura distruzione per la Chiesa.

Ora, una domanda segue immediata a ciò che abbiamo appena detto: questa Monarchia, nel corso dell’ultimo Concilio, è scomparsa? è stata abrogata, distrutta, modificata?

La risposta è NO! Per puro miracolo, il Vaticano II non ha toccato il Papato.

Per puro miracolo, il Vaticano II non ha toccato il Papato!

 Pertanto, se la funzione è intatta, se nulla, per effetto di una grazia tutta speciale, è stato modificato, pervertito, trasformato degli elementi della Carica Pontificia, noi dobbiamo lavorare e pregare affinché da essa emerga, grazie alla Divina Provvidenza, un bravo Papa il quale, convocando un Concilio Vaticano III, ripristini la Fede Tradizionale della Chiesa.

Conclusioni 

Come abbiamo visto, le frettolose affermazioni della tesi sedevacantista non consentono di risolvere una questione di capitale e centrale importanza, quella di sapere come possa la Chiesa continuare ad esistere senza avere un Papa al proprio vertice. Volendo seguire la convinzione di quanti sostengono che la Santa Sede è vacante, la Chiesa non esisterebbe più. Ma se la Chiesa esiste – e la Chiesa c’è – ci deve essere anche un Papa che la governa.

“Le potenze degli Inferi non prevarranno mai contro la Chiesa”. 

 (Matteo XVI, 18)

Quindi non c’è, in fondo, che una sola domanda da porre ai sedevacantisti, ed è questa:

Pensate che Cristo sia un bugiardo, un sognatore o un ignorante quando dichiara: “Le potenze degli Inferi non prevarranno mai contro la Chiesa.” (Mt XVI, 18)?

Se questo non è il caso, perché allora fate di lui un bugiardo, un sognatore e un ignorante, e disprezzate la Sacra Scrittura proclamando, come le varie sette protestanti che si sono separate dalla Chiesa, che dopo il Concilio Vaticano II le forze infernali hanno trionfato sulla sposa di Cristo, dal momento che non ci sono più successori sul trono dell’apostolo Pietro a Roma e che la sua sede è vacante?

Si constata così, con orrore, che il significato implicito di tutti i testi sedevacantisti è semplicemente questo, che Nostro Signore Gesù Cristo ci avrebbe mentito nel Vangelo quando, riferendosi alla Chiesa, dice: “Et portae inferi non praevalebunt adversus eam“.

Così, con il falso pretesto di difendere la Tradizione, il sedevacantismo sostiene la negazione della Parola di Nostro Signore nel Vangelo, collabora alla distruzione della Cattedra dell’Apostolo Pietro e nega la certezza dell’assistenza permanente promessa da Gesù Cristo in persona alla sua mistica Sposa :

“Ecco Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi”.

Il Sedevacantismo è, pertanto, un peccato mortale!

 

Fonte: Blog “La Question”

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

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