«Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato…»  (Gioe 3.5)

«Ma il Nome che comprende tutto è quello che il Figlio di Dio riceve nell’Incarnazione: GESÙ. Il Nome divino è indicibile dalle labbra umane (Cfr. Es 3, 14; 33, 19-23), ma il Verbo di Dio, assumendo la nostra umanità, ce lo consegna e noi possiamo invocarlo:  «Gesù»,  «YHWH salva» (Cfr. Mt 1, 21). Il Nome di Gesù contiene tutto: Dio e l’uomo e l’intera Economia della creazione e della salvezza. Pregare «Gesù» è invocarlo, chiamarlo in noi. Il suo Nome è il solo che contiene la Presenza che esso significa. Gesù è risorto, e chiunque invoca il suo Nome accoglie il Figlio di Dio che lo ha amato e ha dato se stesso per lui (Cfr. Rom 10, 13; At 2, 21; 3, 15-16; Gal 2, 20). (Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 2666).

«Non è senza una ragione che lo Spirito Santo paragona all’olio il nome dello Sposo, e ispira alla sposa di gridare allo Sposo: “Olio sparso è il tuo nome”. L’olio infatti serve per dare luce, nutrire e ungere. Mantiene accesa la fiamma, nutre il corpo, lenisce il dolore: è una luce, un cibo, una medicina. Guardate ora se non avviene lo stesso per il nome dello Sposo. Quando è predicato, illumina; quando è meditato, nutre; quando è invocato, lenisce e fortifica.

Esaminiamo ciascuna di queste qualità. Da dove pensate che sia scaturita nel mondo questa così grande e così improvvisa luce della fede, se non dalla predicazione del nome di Gesù? Non è forse con il fulgore di questo nome benedetto che Dio ci ha chiamati nella sua mirabile luce? Non è forse a quelli che, illuminati dal fulgore di questo nome, vedono in questo lume un’altra luce che san Paolo giustamente dice: “Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore”? Ed è questo nome che lo stesso Apostolo ebbe ordine di portare dinanzi ai re, ai gentili e ai figli di Israele. Ed egli portava questo nome come una fiaccola, ne illuminava la sua patria e gridava dappertutto: “La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno”. E mostrava a tutti la luce sul candelabro, annunciando dappertutto Gesù, e Gesù Crocifisso.

Quanto questa luce dovette risplendere e colpire con il suo bagliore gli occhi di tutti gli astanti, quando, uscendo come una folgore dalla bocca di Pietro, rinvigorì le gambe e i piedi di uno storpio e restituì la vista a molti che erano spiritualmente ciechi! Non emanò forse fuoco quando Pietro disse: “Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!”?

Ora, il nome di Gesù non è soltanto luce, ma è anche cibo. Non vi sentite forse riconfortati ogni qualvolta ve ne ricordate? Che cosa può maggiormente nutrire lo spirito di chi pensa a Lui? Che cosa, allo stesso modo, può pacificare i cuori agitati, rinvigorire le virtù, far nascere buone e giuste abitudini, conservare i casti affetti? Ogni cibo dell’anima è secco, se non è irrorato con quest’olio; è insipido, se non è condito con questo sale. Quando scrivete, il vostro racconto è per me senza sapore, se non vi leggo il nome di Gesù. Una conferenza o un’intervista non mi soddisfa, se non vi sento risuonare il nome di Gesù. Gesù è un miele per la bocca, una melodia per l’orecchio, un giubilo per il cuore [Jesus mel in ore, in aure melos, in corde jubilus].

Ma questo nome è anche una medicina. Qualcuno è triste? Che venga Gesù nel suo cuore, e di là passi nella sua bocca e, non appena questo nome divino come stella che si leva sparge la sua luce, ecco che ogni nube si dilegua e torna il sereno. Qualcuno cade  in un peccato grave? Corre persino, disperandosi, nelle reti della morte? Se invoca questo nome di vita, non ricomincerà forse immediatamente a respirare e a vivere?»

San Bernardo, Lettura del mattutino (Sermone 15 sul Cantico dei cantici).

 

Fonte:  http://www.islam-et-verite.com/sauve-nom-de-jesus/

(Trad. it., con adattamenti, a cura di Carmela Cossa)

 

 

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