“Le nostre anime sono in pericolo”!

Caro Amico,

Durante il tuo ultimo viaggio, ci avevi chiesto di mettere per iscritto i nostri pensieri più profondi. Già da diversi anni sei impegnato a far sapere ai nostri amici francesi come la più antica comunità cristiana d’Oriente, quella siriana, sia pericolosamente minacciata nella sua carne, e anche nella sua esistenza (…). A che servirebbe distinguere tra una gerarchia unicamente preoccupata per i soldi,  sacerdoti che attendono soltanto a nutrire i poveri, senza offrire mai loro il pane della Parola, o quelli che non si curano né dell’una né dell’altra cosa e, spesso, non danno neppure il buon esempio?

La realtà oggi evidente è questa: come i sacerdoti non hanno più fiducia nella loro gerarchia, così i cristiani non hanno più fiducia nei loro sacerdoti. E la conseguenza concreta è drammatica: di fronte alle indescrivibili sofferenze che stanno sopportando sin dall’inizio dei combattimenti, sono sempre più numerosi in Siria i cristiani che dicono: “Dio non esiste!”.

Mentre la guerra va avanti da tre anni – con il suo seguito di sofferenze, i morti di ogni giorno, la sorpresa dell’autobomba sulla strada o la granata che cade dal cielo nel tuo giardino -, la paura in cui ciascuno di noi vive ogni istante potrebbe trovare un acquietamento nel conforto della preghiera. Ma nessuno ci insegna più a pregare … se non per l’intenzione di ottenere la vittoria dell’esercito e la fine della guerra. 

Non sai, caro Amico, che c’è un numero impressionante di musulmani (sunniti, sciiti e drusi) che vorrebbero con tutto il loro cuore ricevere il battesimo – anche, come è consentito in circostanze particolari, in segreto –, ma non trovano un sacerdote che acconsenta alla loro richiesta e che si prenda il tempo per istruirli? Non tanto per il timore di rappresaglie sul neofita da parte della sua famiglia, ma perché ha paura per se stesso, se la cosa si dovesse venire a sapere. (….)

Vediamo, a Damasco, verificarsi fatti straordinari, come il gran Mufti sunnita della Moschea degli Omayyadi, lo sceicco Khani, e altre importanti personalità religiose musulmane che vengono a Soufanieh per pregare la Vergine Maria in ogni anniversario del suo intervento miracoloso. Nessuno li costringe a recitare il Padre Nostro mettendosi il rosario al collo, e dimostrando così un coraggio che potrebbe fare invidia a molti sacerdoti e religiosi …

Con il pretesto che gli ortodossi – salvo eccezioni – non praticano la confessione individuale, anche i cattolici l’hanno abbandonata. E oggi tutti i fedeli vengono invitati a ” partecipare alla Cena del Signore ” in ogni Messa, senza che mai nessuno ricordi loro l’esistenza o la necessità della confessione. Anche per i nostri figli, l’insegnamento delle verità della Fede è scomparso. Ci è stato insegnato, in altri tempi, che ricevere la comunione senza essere in uno stato di grazia è una pratica pericolosa per la nostra anima, ma oggi nessuno ci parla più di confessione se non per dire che si tratta di una consuetudine ” occidentale ” superata. Ho appreso con stupore che, tra i latini, si può ricevere il Santissimo Corpo di Nostro Signore sulla mano, il che non è consentito in Oriente. 

(…) Tutto questo per spiegarti, caro Amico, che, nonostante il coraggio che spesso maschera la nostra paura di ogni giorno, la disperazione morale e l’abbandono spirituale dei cristiani arabi di Siria è ancora più straziante della loro indigenza materiale.

Così, quando ci lascerai per tornare al tuo paese, di’, per favore, ai nostri fratelli cristiani d’Europa che noi non abbiamo bisogno di armi, ma della verità. Di’ loro, soprattutto, quanto abbiamo bisogno  della loro preghiera per conservare la Fede, semplicemente perché vorremmo che i nostri figli possano servire il Signore con un cuore tranquillo.

Il tuo amico obbligato.

Milad K., insegnante in pensione.

 

I cristiani in Siria

I giornalisti occidentali non parlano a nome del popolo siriano, ma al suo posto.

Per debolezza, per scelleratezza a volte, è di moda nei discorsi delle personalità cattoliche, passare sotto silenzio la persecuzione dei cristiani in Siria. Il fatto che un vescovo francese (citato da Zenit), il quale non nasconde la propria attrazione per la massoneria, abbia fatto mostra, alla presenza del Patriarca Greco Cattolico di Damasco, Gregorio III Laham, di una aggressività fuori luogo, e abbia eruttato il suo odio contro il « dittatore siriano sanguinario e mentitore », offre un esempio che non può sorprendere se non chi proprio lo voglia (Radio Notre-Dame, 11 settembre 2013).

Quando un giornalista gli obiettò che i ribelli siriani, costituiti da islamisti, avevano attaccato in modo violento i cristiani, come nel caso emblematico di Maaloula, il medesimo vescovo di Angouleme perse ogni compostezza ed espresse il proprio disprezzo per una affermazione che, disse, era dovuta ad una ” operazione di propaganda tesa a manipolare la storia e a strumentalizzarla cercando di far credere che la guerra e le violenze in atto in Siria sarebbero di ordine confessionale “(…) Per dare, quindi, il tocco finale alla denigrazione, egli avvertì sentenzioso gli ascoltatori: ” Dobbiamo stare molto attenti a non demonizzare tutti i jihadisti “. (È vero, infatti coloro che mangiano il cuore e il fegato delle loro vittime, dopo averle decapitate, sono una minoranza). I nostri lettori potranno giudicare da sé, e far sapere a coloro che non ne fossero a conoscenza, alcuni fatti che hanno gettato nel lutto la Siria in questi ultimi tempi.

Sebbene rimasti fino ad allora fuori dal conflitto, i cristiani di Sadad furono, nel novembre del 2013, vittima del più grande massacro dopo quello perpetrato nella chiesa di Nostra Signora della Salvezza a Baghdad nel 2010.

Situata a 160 km a nord di Damasco, Sadad è una piccola città di 15.000 abitanti, in maggioranza cristiani siro-ortodossi, che contava allora 14 chiese e un monastero. Assalita dalle milizie islamiste, in una settimana 45 persone vi furono giustiziate e gettate in fosse comuni; 1.500 famiglie furono prese in ostaggio e usate come scudi umani; più di 2.000 persone si diedero alla fuga nelle condizioni che si possono immaginare. Quando la città fu liberata dall’esercito governativo, la Francia e l’Europa rimasero mute.

17 dicembre 2013.  Nel Kalamoun, a 60 km a nord di Damasco, Maaloula cade nelle mani dei terroristi che vi fanno irruzione urlando: ” Veniamo a liberare Maaloula dai crociati e da quelli che adorano la croce! ” I ribelli esigono che gli abitanti si convertano all’islam al grido di ” Aslim taslam! “, vale a dire: ” Diventa musulmano e avrai salva la vita! ” (ma, anche nel caso che qualcuno acconsenta, poiché è considerato un apostata, non sfuggirà all’esecuzione) e, per dimostrare la loro determinazione, decapitano molte persone tra cui una donna … Dal convento di Santa Tecla, che ospita 40 suore, portano via tredici suore tra cui la madre superiora. Sostenendo i ribelli, la Francia appoggia siffatte azioni.

Racca, 160 km ad est di Aleppo, era stata (nel 2012)  ” liberata dai rivoluzionari “, i quali non si accontentarono delle decapitazioni, ma appesero le teste mozzate ai pali della luce elettrica; tra esse, quella di un bambino di 7 anni. Confiscarono i beni e le case dei cristiani, trasformarono la cattedrale in uffici per la promozione della sharia, e tutto questo senza trascurare il rogo di Bibbie e libri liturgici.

Lo scorso febbraio, gli islamisti del presunto Stato islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL/ISIS) hanno promulgato una dozzina di regole volte a garantire la ” protezione ” dei cristiani, di fatto dodici ordini da rispettare ” sotto pena di diventare dei nemici. ” Tra questi, il pagamento dell’imposta della jizya, il divieto di esporre pubblicamente la croce e ” tutto ciò che è scritto nei libri e che potrebbe offendere i musulmani “, il divieto di usare gli altoparlanti (riservati alle moschee), o di manifestare pubblicamente la propria fede; il divieto di ricostruire le chiese e i monasteri nella città e nei dintorni, e di portare armi sotto pena ” di subire la stessa sorte riservata ai soldati e ai traditori “. Per quanto riguarda le donne cristiane, esse devono vestire in modo ” modesto “, vale a dire che devono  indossare il velo.

Alla vigilia del centenario del genocidio armeno

Nel marzo del 2014, vera e propria pulizia etnica a Kassab, con la complicità del regime turco, che facilitò il passaggio degli islamisti con un bombardamento preliminare della zona di frontiera. Tutti i cristiani che non riuscirono a fuggire vennero massacrati, gli uccisi  furono 80, di cui 13 decapitati; le tre chiese orribilmente profanate, le croci divelte e spezzate, le icone insozzate, i locali e le scuole devastate. La particolarità di questa piccola città era quella di essere composta principalmente dai discendenti dei sopravvissuti al genocidio perpetrato dalla Turchia ottomana contro i cristiani armeni nel 1915.

Il Quai d’Orsay [Ministero degli Esteri francese, n.d.t.] reagisce dieci giorni dopo. E lo fa in maniera abietta: ” Seguiamo con preoccupazione la situazione a Kassab, dove molti residenti sono stati costretti alla fuga. Noi condanniamo i bombardamenti effettuati dal regime e richiamiamo al rispetto da parte di tutti del diritto umanitario internazionale. ”

Si consideri il miserabile lavorio di disinformazione: 1. È tutta la popolazione che è fuggita, ad eccezione degli 80 cristiani che sono stati massacrati e di alcune famiglie rimaste ostaggio degli islamisti. 2. ” Costretti “? Da chi e perché? Mutismo del Ministero degli Esteri … 3 . Non una parola per condannare gli orrori commessi dagli islamisti. 4. La condanna del governo francese si riferisce solo al regime di Damasco e ai suoi bombardamenti … Per il Ministero degli Affari Esteri, dunque, i cristiani d’Oriente non sarebbero affatto perseguitati.

Si verrà a sapere, pochi giorni dopo, che gli anziani che non sono potuti fuggire verso Lattakieh, anch’essi discendenti dei sopravvissuti al genocidio turco, sono stati espulsi dagli islamisti e, a loro insaputa, mandati … in Turchia.

Gennaio 2014, Saïdnaya, città cristiana situata a nord di Damasco conosciuta per il suo patrimonio storico, culturale e religioso – [in tempo di pace, Bashar al-Assad amava recarvisi con la sua auto per onorare l’icona della Santissima Vergine attribuita a San Luca] – è sotto la minaccia diretta di ” elementi armati ” che la bombardano con granate e missili. Non fu mai occupata, tuttavia, grazie alla vigorosa difesa dei suoi abitanti.

Il 19 gennaio, i pazzi di Allah cercano di attaccare un vicino monastero, situato sul monte Chérubin, dove è stato eretto un Cristo monumentale a più di 2.000 metri, ma l’esercito regolare siriano interviene e uccide più di cento islamisti. Alla fine di gennaio, aiutato da Hesbollah, l’esercito di Bashar al-Assad riprende il controllo di tutta la regione e libera dall’assedio di Al-Qaeda la città e la popolazione civile di Saïdnaya.

Marzo 2014, le suore di Maaloula vengono rilasciate (in territorio libanese) in cambio della liberazione di 150 prigionieri detenuti dal governo di Damasco. Attraversando il confine, una delle suore ha detto ai giornalisti: “Ringraziamo il presidente Bashar al-Assad di essere stato in contatto con l’emiro del Qatar, per portare a buon fine la nostra liberazione”.

Due giovani che si erano rifiutati di apostatare conosceranno una sorte diversa. Saranno crocifissi davanti al padre di uno di loro, anch’egli ucciso subito dopo. Le testimonianze sono concordi: non si tratta di casi isolati. Nelle città o villaggi occupati dai ribelli, i cristiani siriani possono essere decapitati o crocifissi dopo un semplice controllo d’identità. L’alternativa che viene loro proposta è semplice: la shahada (la professione di fede musulmana) o la morte, prima di essere gettati in un pozzo. Qualche volta, invece, si accontentano di un riscatto.

Il 7 aprile, un sacerdote gesuita olandese, Frans van der Lugt, viene ucciso a Homs, città che egli non aveva voluto lasciare. Portato via da due uomini armati, è assassinato con due proiettili sparati a distanza ravvicinata nella testa.

Meno di una settimana dopo la sua liberazione, la Domenica di Pasqua, 20 aprile (data che in quell’anno cadeva nello stesso giorno per la Chiesa cattolica e per quella ortodossa), Bashar al-Assad – le sue apparizioni pubbliche sono diventate ormai rare – si reca nel monastero greco-cattolico dei Santi Sergio e Bacco a Maaloula, per ” celebrare la Pasqua con i cristiani “; sulla via del ritorno, si ferma ad Ain al-Tinah (villaggio musulmano che aveva ospitato i cristiani in fuga) per presentare i suoi auguri a tutti i siriani, e li invita a riportare, ” insieme, Sawa “,  la vittoria finale.

Oggi Maaloula è il primo paese in fase di ricostruzione; e, affinché i cristiani (traumatizzati dagli sgozzamenti) abbiano la certezza di poter vivere in pace, i musulmani non hanno ottenuto, fino ad oggi, il permesso di poter tornare nelle proprie case.

Maggio 2014. In seguito ad un accordo tra i rappresentanti dei gruppi armati terroristici e i capi dei servizi di sicurezza, alla presenza dell’ambasciatore iraniano, ha inizio il ritiro delle milizie dalla città vecchia di Homs. È stato firmato un accordo per l’evacuazione del centro della città da parte dei ribelli (con i loro beni e famiglie, comprese le armi individuali), che saranno portati con autobus  dai vetri oscurati, sotto la protezione della polizia, verso il nord della provincia. La popolazione potrà rientrare nei propri quartieri soltanto dopo lo sminamento da parte dell’esercito regolare.

Alla fine di maggio, nella provincia di Homs, il villaggio cristiano di al-Duwair viene attaccato da miliziani islamisti ” alleati ” del Free Syrian Army. Il villaggio viene in parte distrutto e molti dei suoi abitanti, uomini, donne e bambini, sono massacrati. Solo l’intervento dell’esercito regolare eviterà che tutte le persone vengano uccise.

15 aprile. A Damasco, colpita ogni giorno da decine di granate, il quartiere cristiano di Bab Sharky viene danneggiato da un razzo che esplode su una scuola ortodossa armena, provocando tre morti e molti feriti. Più tardi, sarà il turno di Bab Tourna, dove una scuola armena cattolica avrà un morto e 55 feriti, tra gli insegnanti e i genitori che portavano i loro figli a scuola. Da notare: le armi sempre più potenti a disposizione dei gruppi islamisti.

Ad Aleppo, devastata e senza più acqua, la guerra continua ad imperversare; i lanci di missili si susseguono sui quartieri cristiani, raggiungendo il Patriarcato Armeno Cattolico e le scuole. Gli estremisti che circondano la città tengono le stazioni di pompaggio sotto il loro controllo e cercano di avvelenare la popolazione facendo fuoriuscire il gasolio. Si tenta di riattivare i pozzi delle chiese e delle moschee, ma l’acqua è inquinata e la situazione disperata.

A metà giugno, nello spazio di una notte, con l’aiuto dei gruppi di autodifesa siro-cristiani e delle milizie sciite di Hezbollah, l’esercito regolare riprende il controllo su Kassab, che era stata conquistata dai ribelli tre mesi prima.

23 luglio: attacco, sulla via di Damasco, al grido di ” Allahou Akbar ” [Dio è il più grande], a un autobus che trasportava i cristiani armeni in fuga da Aleppo. Erano disarmati e il convoglio non era protetto dall’esercito governativo. Ci sono state decine di vittime.

Per i cristiani non in grado di fuggire (30.000 su 250.000), Aleppo diventa una prigione: l’aeroporto è impraticabile e tutti gli accessi alla città sono controllati dai mercenari del Free Syrian Army o del Front al-Nosra. Il 31, lo sparo di un colpo di mortaio  da parte dei ribelli vicino alla chiesa armeno-cattolica fa  tre nuovi morti. Il mese di agosto sarà peggiore di quello precedente: i cristiani sono terrorizzati di fronte alla prospettiva di imminenti scontri tra i ribelli e l’esercito regolare di liberazione. Dappertutto non c’è che desolazione. Chi potrebbe riconoscere, oggi, Aleppo sotto le macerie? Aleppo, città dal cristianesimo fiorente, orgogliosa  della sua fede, della sua storia, del suo patrimonio archeologico, della suo saper vivere in fraternità con i musulmani! I ricchi sono partiti, la classe media è diseredata, i poveri sono divenuti indigenti.

Primi di agosto. Intanto, il Free Syrian Army ha requisito e saccheggiato la chiesa antiochena ortodossa dei Santi Sergio e Bacco di Al-Thawra, il cui Arcivescovo Metropolita, Mons. Boulos Al-Yazigi, è stato sequestrato il 22 aprile 2013, come pure il Vescovo Yohanna Ibrahim, con un’azione armata certamente di altissimo livello, tale da richiedere l’aiuto della Francia. Chi può ancora negare il fatto che è il traffico d’armi in arrivo dall’estero ad alimentare senza sosta il conflitto siriano?

Fine agosto. Ci asterremo dal mostrare le fotografie della ragazza cristiana violentata e torturata dagli islamisti sauditi, o dell’altra adolescente a cui è stato strappato via il seno a furia di morsi, casi  non certo sporadici durante i massacri efferati nel corso dei quali moltissimi bambini perdono la vita in condizioni atroci.

Metà settembre. Alla notizia della presa di Mosul, il vescovo caldeo di Aleppo, Mons. Audo ha detto: ” Viviamo nella paura ossessiva dell’arrivo degli islamisti. ” I cristiani fuggono a migliaia in direzione del Libano, che è sempre più riluttante ad accoglierli …

Il 22 settembre, si apprende che tre cristiani assiri sono stati rapiti dallo Stato islamico, nei pressi della città di Hassaké, nel nord-est della Siria.

Il 23 settembre, per la prima volta, gli Stati Uniti bombardano, dal Golfo Persico, Racca, in Siria, dalla quale i capi dell’Emirato islamico si erano ritirati ben due giorni prima… L’arcivescovo armeno cattolico di Aleppo, Sua Eccellenza Mons. Boutros Marayati, dice: ” La gente qui non ha una visione chiara di ciò che sta accadendo, ma di certo non vedono i responsabili dei bombardamenti come dei liberatori. La sensazione dominante è che i bombardamenti aerei non risolveranno affatto i problemi della popolazione e potrebbero anche accrescerli. L’incertezza in cui tutti vivono ogni giorno aumenta sempre di più, ognuno si chiede se è possibile rimanere o se l’unica soluzione è ormai quella di fuggire. ”

Ai primi di ottobre, un attentatore suicida blocca la porta di una scuola del centro di Homs con un’autobomba, mentre egli penetra all’interno e si fa esplodere in mezzo ai bambini. 50 i martiri di età compresa tra i sei e i nove anni, e 115 i feriti. Questo è uno dei bilanci più elevati, in termini di mortalità infantile, dall’inizio del conflitto siriano, più di tre anni or sono.

A Jaramana, un sobborgo di Damasco, ho incontrato padre Elias Saade. Ho visto le quattro ferite che questo ” confessore della fede ” portava sulla gola. Il suo confratello, Elias Salloum, non ha avuto la stessa sua fortuna: un amico cristiano di origine drusa (che aveva trascorso cinque anni insieme con loro nel seminario di Harrissa) si è presentato nel presbiterio con un revolver in mano: siccome quest’ultimo si era bloccato, egli ha spinto il sacerdote giù per le scale e dopo lo ha colpito ripetutamente alla testa con il calcio dell’arma, prima di tentare di sgozzare il sacerdote che si era precipitato in suo soccorso. Padre Elias Salloum, una forza della natura, ha impiegato tre mesi per morire. È ben noto infatti che, per i musulmani drusi, la menzogna è meritoria quando è coronata dal successo, e che la dissimulazione è considerata una delle principali virtù.

Qui, può sempre accadere di tutto.

Dovremmo ringraziare il califfo Ibrahim?

Il jihad che è scoppiato in Oriente aiuterà l’Occidente ad aprire gli occhi?

I valorosi guerrieri di una religione di pace e amore!

Nessuno oggi ignora che il Califfato islamico auto-proclamato dal Comandante dei credenti  Ibrahim Abu Bakr al-Baghdadi si è distinto per le abominevoli atrocità perpetrate contro le popolazioni del nord della Siria e dell’Iraq. A differenza dei nazisti, i quali tenevano strettamente segreti i loro crimini mostruosi, i ” valorosi guerrieri ” del califfo non si nascondono affatto per commettere i loro orrori. Tutto al contrario: i loro orrori vengono divulgati e visualizzati liberamente sui social network, in quanto essi pensano di fare in tal modo dei loro crimini uno strumento di propaganda e un’arma di guerra psicologica, adatti per garantire l’apporto di nuove reclute e per instillare la paura nel cuore del nemico.

I jihadisti sunniti del Califfato islamico si considerano i guerrieri di Dio. Il loro combattimento è eminentemente religioso e i massacri di yazidi, sciiti o cristiani sono per loro altrettanti atti di pietà. Essi combattono per stabilire sulla terra il dominio assoluto e definitivo dell’islam. Questo si traduce in una rigorosa applicazione, nei territori conquistati, della legge immutabile di Allah, la sharia. Non c’è una sola parola o un solo atto emanato dal Califfato che non sia fondato sul piano dottrinale: i testi sacri dell’islam, il Corano e la Sunna, sono, in senso stretto, la costituzione dello Stato islamico. Si tratta, quindi, per i jihadisti di un ” progetto esaltante “, in cui essi si considerano i degni eredi dei compagni del Profeta Maometto, la cui missione è quella di assicurare la successione, di ” portare avanti il compito ” intrapreso quattordici secoli or sono, compito ancora incompiuto e che solo i veri credenti sottomessi alla legge di Allah sono in grado di condurre a termine. Siamo, qui, alla presenza del vero volto dell’islam, un islam senza concessioni allo spirito del tempo e in tutto conforme alla lettera e allo spirito del Corano.

Più insidioso e più pericoloso del terrorismo islamico

Di fronte ad una realtà che disturba, quella di un islam senza maschere e senza travestimenti, gli islamisti e i benpensanti dell’Occidente si sono ritrovati per un istante senza parole, come sorpresi dalla luce accecante della verità. Per una volta, i fatti parlano da soli, senza camuffamento mediatico. Il pubblico occidentale, a lungo disinformato, scoprirà improvvisamente il vero volto dell’islam e, al tempo stesso, la portata sbalorditiva dell’ignoranza nella quale i media, gli intellettuali e i politici l’avevano accuratamente confinato.

Mentre gli islamisti – come i Fratelli musulmani, i salafiti ecc. – in preda al panico si accordavano per sapere cosa dire e cosa fare per ridurre al minimo i danni che i recenti avvenimenti in Iraq stavano  infliggendo all’immagine dell’islam, i nostri politici islamofili sostenevano la tesi dell’ignoranza quando li si interrogava circa i loro legami con i fondamentalisti islamici. I Fratelli Musulmani stessi sentivano il bisogno di prendere le distanze dai crimini jihadisti, e, in un disperato tentativo di salvare la reputazione della loro religione, non riuscivano a trovare di meglio che ripetere, come un disco rotto, il medesimo ritornello, e cioè che l’islam è una religione di pace che i jihadisti ” hanno tradito “! Per quanto riguarda i media, che riportavano la cronaca dei fatti sul terreno, con brevità e senza commenti, essi si guardavano attentamente dal parlare delle motivazioni dei jihadisti, della dottrina che li ” ispirava ” e ancora meno del fascino che il Califfato esercita sui giovani musulmani nati ed ” educati ” in Occidente. Essendo per loro l’omertà di rigore, l’islam rimane intoccabile, perché solo il muro del silenzio è in grado di proteggerlo. Siccome arriverà molto tardiva, la loro reazione sarà infruttuosa.

L’inquietante realtà

Gli orrori, che per il momento sono soltanto sulla prima pagina dei giornali, non costituivano tuttavia una novità, ma il grande pubblico è stato tenuto all’oscuro di queste pratiche islamiche, tutte debitamente legittimate dal Corano e dalla Sharia. Massacri, rapimenti di ragazze cristiane (in data 31 dhu alhidjah 1435 del calendario islamico (16 ottobre 2014), una circolare dello stato islamico in Iraq si esprime in merito ad un aumento delle tariffe relative alle donne yazide o cristiane vendute sul mercato degli schiavi, come ” bottino di guerra “: le più costose sono le bambine di 9 anni, offerte per la somma di 172 USD), matrimoni forzati, schiavitù sessuale sono praticati da decenni in Egitto, in Sudan, in Somalia, in Nigeria, in Pakistan, ecc . senza opposizione alcuna da parte delle autorità governative e senza mai essere stati denunciati dagli organismi delle Nazioni Unite incaricati di individuare le violazioni dei diritti umani.

Il silenzio assordante dei musulmani cosiddetti ” moderati ” non è stato meno eloquente. Pronti a denunciare rumorosamente ” l’islamofobia ” in Occidente, essi si sono pudicamente astenuti (è un’abitudine, da parte loro) dal protestare contro i massacri perpetrati dai loro correligionari. Non si può fare a meno di notare, in questo atteggiamento, una sottomissione di buon grado al vero islam, la quale è ancora più inquietante degli orrori perpetrati sul campo. Il silenzio di approvazione dei musulmani moderati si è rivelato più minaccioso ancora, quando si trattò delle operazioni di pulizia etnica condotte a Mosul, dove centomila cristiani furono spogliati dei loro beni e cacciati via dal paese, il più delle volte soltanto con i vestiti che avevano addosso, le loro chiese bruciate o trasformate in moschee, le loro case espropriate, gli anziani, troppo malati per fuggire, freddamente assassinati. Per non parlare degli stupri delle bambine e del rapimento dei ragazzini per trasformarli in guerrieri. Senza che nessuna protesta da parte dei loro concittadini musulmani si sia fatta udire. Si sarebbe tentati di incolpare la loro vigliaccheria, ma la realtà è ben diversa: essi non hanno protestato perché la pulizia etnica dei cristiani è islamicamente fondata, perché è nell’ordine delle cose, e opporsi ad essa significa opporsi al vero islam.

La cecità dell’Occidente

La cecità volontaria dei governi occidentali di fronte agli islamisti è una diretta conseguenza del rispetto e, addirittura, della deferenza accordati all’islam. Gli ” specialisti “, gli ” esperti “, i benpensanti e i media hanno decretato, senza fondamento, che l’islam è una religione di pace e di tolleranza. I politici hanno seguito e anche alimentato questa corrente,  al punto che è diventato impossibile mettere in discussione il dogma. Stando così le cose, il compito degli islamisti se ne ritrova grandemente agevolato, ed è stato facile per loro ” scagionare ” l’islam per i crimini commessi in conformità con i suoi insegnamenti; peggio, coloro che cercano di informare onestamente il pubblico vengono accusati di razzismo e di islamofobia non solo dagli islamisti, ma anche dai turiferari occidentali dell’islam, ecclesiastici non esclusi…

Chi si azzarderebbe, oggi, a spiegare le motivazioni dei jihadisti e che cos’è che li spinge a compiere massacri? Come è possibile che dei giovani musulmani, nati ed educati in Occidente, abbandonino tutto per andare ad uccidere e a farsi uccidere in Iraq e in Siria (2.000 francesi)? Come esonerare l’islam dagli orrori commessi dai suoi fedeli  più sinceri e più osservanti? Come sostenere che i jihadisti distorcono l’slam, mentre si fanno un punto di onore di osservare scrupolosamente i comandamenti del Corano e gli insegnamenti di Maometto? Il rispetto ossessivo portato all’islam induce delle persone presumibilmente intelligenti e perspicaci a volgere lo sguardo altrove e a negare l’evidenza, che pure è accecante. Questo tabù paralizza le élite occidentali, come se prendere atto della realtà andasse a scatenare la fine del mondo. Ci si accanisce a condannare i musulmani che perpetrano stragi sotto la bandiera dello Stato Islamico, mentre è il vero islam, quello del Corano e di Maometto, che innanzitutto è necessario incriminare.

Se i nostri governanti non avessero optato per l’accecamento con tanta convinzione, se avessero avuto il coraggio e la saggezza di guardare in faccia la realtà, i pericoli dell’islamismo sarebbero stati rapidamente circoscritti e il Califfato non avrebbe mai visto la luce. Rimane il fatto, però, che si potrebbe essere tentati di ringraziarlo per aver sabotato la taqiya, vale a dire la dissimulazione e la doppiezza degli islamisti occidentali, e di aver svelato la vera natura dell’islam e il suo volto autentico.

Avviso di Monsignor Yousif Habash, vescovo iracheno siro-cattolico

” Oggi, le principali vittime di ciò che sta accadendo in Iraq sono le minoranze cristiane. Eppure, siamo noi gli autentici iracheni. Siamo in Iraq, noi cristiani, da prima ancora dei musulmani e da prima dei curdi. […] Sapete, i cristiani in Iraq o in Medio Oriente non hanno bisogno della protezione degli europei. Proteggete invece voi stessi! Da parte nostra, noi sappiamo bene come fare per gestire le nostre sofferenze, ma voi, voi europei, siete poveri. Non sapete come le generazioni future vi malediranno! Esse malediranno i loro nonni perché gli europei, oggi, agiscono senza saggezza nei confronti dei loro popoli e del loro futuro. Se infatti volessero davvero servire la pace e il proprio paese, dovrebbero istruire e aiutare i musulmani e gli arabi nei loro paesi, non in Europa. ”

New Jersey, 3 ottobre 2014

Un’altra predizione inquietante

” L’Occidente e i paesi che sostengono l’estremismo e il terrorismo in Siria e nella regione circostante devono rendersi conto che questa minaccia crescente li raggiungerà tutti, in particolare i paesi che hanno sostenuto il terrorismo e gli hanno permesso di svilupparsi “,  ha dichiarato  Bashar al-Assad con la serenità che lo caratterizza, ricevendo una delegazione della Corea del Nord.

Damasco, 30 maggio 2014

In Libano

Un giro nei villaggi di confine della Siria, nella Beqa’ e nel Nord del Libano, consentirebbe a qualsiasi osservatore onesto di constatare che la stragrande maggioranza dei cristiani non solo approva l’impegno di Hezbollah contro i takfiristi, ma ritiene che i resistenti schierati alle frontiere costituiscano una linea di difesa che protegge in modo efficace i loro villaggi e le loro terre dagli attacchi dei terroristi. Un quotidiano libanese ha attribuito al Patriarca maronita, Mons. Béchara Rai, la seguente affermazione: ” Se ai cristiani si domandasse, oggi, il loro parere sugli sviluppi della situazione, tutti risponderebbero che, senza Hezbollah, lo Stato islamico sarebbe già a Jounieh.”

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Nei sobborghi di Damasco, la vostra generosità ci ha permesso di aiutare:

Motieh El-K., portatore di handicap, come sua moglie. Al figlio è stato diagnosticato un cancro al colon; la figlia, impiegata statale, sostiene da sola le spese familiari. Noi li aiutiamo ogni mese per il trattamento dei tre malati e per i pannolini del padre.

Hani K. è paralizzato. ” Sfollato ” da un quartiere di Damasco a rischio, dopo essere stato gravemente ferito dalla scheggia di un colpo di mortaio. Assistenza mensile.

Elias H. (23 anni) è in coma da tre mesi, a causa di un errore di anestesia durante un’operazione al naso. Egli è ora tornato dai suoi genitori dopo aver soggiornato in tre diversi ospedali. Noi lo abbiamo aiutato in ciascuno di questi passaggi.

Rose M. Famiglia in miseria. Suo marito è disabile mentale; come lei, anche le due figlie e il figlio soffrono di problemi psicologici che richiedono un trattamento. Hanno trovato rifugio in una piccola casa senza porte né finestre e i bambini non vanno a scuola. Non hanno alcuna risorsa. Questa estate, abbiamo comprato per loro un ventilatore e delle coperte invernali e li aiutiamo mensilmente con il cibo. Più i farmaci.

Attieh O., 60 anni, padre di famiglia, ha perso il lavoro da quando si è paralizzato a causa dalle numerose schegge di granata che lo hanno colpito. Anche lui è ” sfollato “, rifugiato interno, con la moglie e i figli. Abbiamo potuto comprargli una sedia a rotelle che gli dà una certa autonomia. Adesso cerca di vendere piccoli oggetti, nelle vicinanze di casa sua.

Fares T. (45 anni) ha dovuto lasciare Maaloula con la moglie e i loro tre figli. Attualmente vivono a Damasco, a casa di uno dei suoi fratelli. Soffre di leucemia e dovrebbe subire un trapianto che non può essere effettuato in Siria; dovrebbe andare in Turchia o in Germania. Suo figlio, vittima di una malformazione cardiaca congenita, dovrà certamente sottoporsi a un intervento. Li aiutiamo ogni mese per i loro trattamenti.

Samer T., suo fratello, ha 43 anni. Anche lui rifugiato da Maaloula con la moglie e le due figlie, vivono in un appartamento in affitto. Soffre di leucemia. Aiutiamo anche loro ogni mese.

Afaf A., sfollata da Yabrud. Vedova senza figli, vive con i parenti del suo defunto marito. Soffre fin dalla nascita di una malattia all’anca. Dovrebbe urgentemente sottoporsi ad intervento chirurgico, sotto pena di complicanze intestinali. Aiutiamo anche lei ogni mese …

Sostenete i sacerdoti del Medio Oriente, date il vostro contributo alle opere dell’Associazione San Pietro di Antiochia, Segretariato: 21, rue des Acacias – 66680 Canohès

INTENZIONI DI SANTE MESSE

   1. Oltre alla certezza della celebrazione dei Santi Misteri (rito tridentino), non mancherete di beneficiare della riconoscenza dei sacerdoti e dei religiosi che, grazie a voi, potranno aiutare i poveri della loro parrocchia. Una messa = 16 €; una novena = 160 €; trenta messe = 530 €.

LA NOSTRA ATTIVITA’ ASSISTENZIALE

   2. In Siria, per le famiglie sfollate di Homs e Aleppo, rifugiate a Damasco.

   3 . In Iraq, presso il vescovo siro-cattolico di Ain Kawa, S. E. Mons. Boutros Moussa,

sfollato da Mosul, con tutta la sua comunità, nella regione di Erbil.

   4. In Libano, dove le conseguenze della guerra sono ben lungi dall’essere guarite.

   5. Aiuti agli anziani privi di ogni risorsa.

PER CONTRIBUIRE ALLA VITA DELL’ASSOCIAZIONE

   6. Supporto materiale al nostro ministero sacerdotale sul posto.

Il tuo versamento mensile all’ A.St.P.A. : Conto n. 00010032333 – Agenzia 01777 – BNP Parisbas Céret. Codice BQUE: 30004 – RIB: 41 – IBAN: FR76 3000 4017 7700 0100 3233 341 –

BIC:  BNPAFRPPPPG  (avvisateci tramite e-mail).

Association Saint-Pierre d’Antioche: 21, rue des Acacias – 66680 Canohès

I cristiani d’Europa in aiuto dei loro fratelli cristiani d’Oriente

Io offro il mio contributo a sostegno dei sacerdoti con il versamento della somma di ……….€ da destinarsi all’attività  n. …..

Signor, Signora, Signorina (Nome):  

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Desidero ricevere una ricevuta fiscale per la donazione □

Da inviare a: Association Saint-Pierre d’Antioche et de Tout l’Orient, La Malaunière, 61400 Saint Langis-lès-Mortagne

NOTA BENE: Vi ricordiamo che non è possibile rilasciare ricevuta fiscale per gli onorari delle messe.

Articolo pubblicato per gentile concessione del Bollettino n. 49, Association Saint-Pierre d’Antioche et de Tout l’Orient, La Malaunière, 61400 Saint Langis-lès-Mortagne, Novembre 2014.

 

Fonte:  http://www.islam-et-verite.com/blog/articles-d-amis/nos-ames-sont-en-danger-lettre-d-un-chretien-de-syrie.html

Testo completo della lettera: Lettre d’un chrétien de Syrie

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

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