«Mi congratulo per l’esistenza e la ripubblicazione del libro Interroger l’islam, strumento notevole offerto all’umanità consegnata al pericolo dell’islam. Con padre Guy Pagès, convoco l’umanità davanti al tribunale della coscienza affinché dica la verità sull’islam (…)». Con queste parole Joseph Fadelle apre la prefazione di questo lavoro di padre Pagès, che presenta 1235 domande da porre ai musulmani. Parole sorprendenti, in netto contrasto con i discorsi convenzionali (Interroger l’islam. 1235 questions à poser aux musulmans, DM 2014, 382 pp., 21 euro).

Ma chi sono essi, per esprimersi in tal modo? Joseph Fadelle, nato nel 1964 in Iraq, in una famiglia musulmana, ha raccontato la sua storia e la sua conversione al cristianesimo in un libro che è divenuto famoso, Le prix à payer. Padre Guy Pagès, sacerdote cattolico francese, nato nel 1958, ordinato nel 1994, ha vissuto ed evangelizzato nella Repubblica islamica del Gibuti ed è un conoscitore profondo dell’islam.

Di questo sono consapevoli e se ne assumono la responsabilità: il loro discorso non è politicamente né, tanto meno, «religiosamente» corretto, ma essi hanno avvertito l’urgenza di testimoniare, di svegliare le coscienze su una questione scottante del nostro tempo. «Quando sono arrivato nel Gibuti, mi sono reso conto fino a che punto i musulmani avessero sete della Verità. In cinque mesi, ho avuto la gioia di vedere dodici musulmani chiedere il battesimo! Ed essi stessi, non appena catecumeni, evangelizzavano già i loro compatrioti! Spesso, se i musulmani non si convertono, è perché non li si vuole evangelizzare, dato che è la Chiesa stessa, de facto, a giustificare l’islam e a favorire così l’indifferentismo».

Di ritorno a Parigi, padre Pagès prosegue il suo apostolato indirettamente, utilizzando due strumenti non meno efficaci, la penna e la tastiera, alcuni opuscoli di evangelizzazione, dei video su Internet, il suo blog islam&verité.com e questo libro, Interroger l’islam, il cui successo, senza alcun aiuto da parte dei mass media, ha in breve tempo richiesto una seconda edizione.

Il suo obiettivo? Interrogare l’islam, metterlo in discussione. Informare in maniera massiva, tanto i cristiani che i musulmani, su che cos’è in realtà l’islam. «Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani () è una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro», affermava Benedetto  XVI a Colonia nell’agosto del 2005.

Ma padre Pagès è convinto che questo dialogo, per essere costruttivo, debba svolgersi nella verità: «Il relativismo, che informa così profondamente la cultura occidentale, postula che non vi sia una verità oggettiva, esistente di per sé, indipendentemente dal fatto di essere conosciuta o no, cosicché, infettati da questa ideologia, i nostri contemporanei arrivano a dubitare di poter mai conoscere La VeritàMa allora, a che pro parlare, se non è per dire o apprendere qualcosa di vero? (…) È più che tempo, e anzi è già tardi, di accettare di vedere l’islam così come esso è, e non come noi vorremmo che fosse» (p. 28).

L’islam è uno solo. C’è un solo Allah e un solo Corano. Se vi sono dei musulmani moderati, non esiste però un islam moderato: «Tra noi e voi è sorta inimicizia e odio [che continueranno] ininterrotti, finché non crederete in Allah, l’Unico» (Corano 60.4) e: «Combatteteli fino a che non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] ad Allah» (Corano 2.193).

Queste dichiarazioni toccano tutti, oggi: l’islam moderato è soltanto un cavallo di Troia. «Il terrorismo islamico è lo strumento di cui l’islam si serve nella lotta per la conquista dei territori non ancora sottomessi alla sua autorità e il sistema democratico, che permette la libera espressione, ne è senza alcun dubbio il mezzo di diffusione più efficace in Occidente. Grazie ad esso, alla devitalizzazione morale delle nostre società post-cristiane e al relativismo eretto a paradigma universale, i «combattenti di Allah» sono riusciti ad elevare le loro azioni al livello della legittimità politica, inducendoci a rinnegare i nostri valori e ad auto-condannarci» (p. 29).

La naturalezza con la quale padre Pagès passa dalle citazioni bibliche a quelle coraniche dimostra la conoscenza profonda che ha dell’argomento. Certo, egli deve aver letto il Corano più di molti musulmani, e di sicuro con maggiore spirito critico, il che è blasfemo per l’islam. Ed è precisamente questo il senso del titolo del libro: se si invitano i musulmani a riflettere sulla loro religione, le illusioni cadono molto rapidamente ed emergono le incoerenze.

Questo libro vuole essere un manuale ad uso di tutti coloro che vogliono conoscere le contraddizioni e le arguzie, le menzogne e le calunnie veicolate dall’islam e usate come giustificazione, perché grazie a questa lettura diventa molto più facile smontarle. Così come i video di padre Pagès diffusi sul web e visionati da circa tre milioni di internauti all’anno, anche questo libro contribuirà certamente ad aprire gli occhi agli uomini di buona volontà, affinché i loro cuori, in questo modo liberati, possano comprendere la Verità!

Marie Perrin

Fonte: http://www.correspondanceeuropeenne.eu/2015/04/21/livres-interroger-lislam-1235-questions-a-poser-aux-musulmans/

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

Per acquistare il libro in italiano:

https://tinyurl.com/m8wy385

https://stores.streetlib.com/it/abbe-guy-pages/interrogare-lislam-1501-domande-da-porre-ai-musulmani/

http://www.youcanprint.it/religione/religione-religione-comparata/interrogare-lislam-1501-domande-da-porre-ai-musulmani-9788892631298.html

 

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