Santo Padre,

con rinnovato dolore e con tutto il rispetto filiale che le devo, a nome delle numerose persone turbate dalle sue dichiarazioni relative all’islam, e ai sensi del cannone 212 § 3[1], le invio questa nuova Lettera, poiché non soltanto non ho ricevuto alcuna risposta a quella che le ho inviato riguardo al suo messaggio ai musulmani per la fine del ramadan (inviata dapprima in privato, per ben tre volte, e in seguito pubblicamente), ma anche perché nella esortazione apostolica Evangelii Gaudium lei ha scritto cheil vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni  violenza (n°253). Una simile affermazione, certamente motivata dalla sua sollecitudine paterna verso i nostri fratelli perseguitati nei paesi islamici, appare tuttavia come una terrificante contro verità. Come si può, infatti, affermare cheil vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni  violenza se si considera che:

  • “Solo Allah conosce l’interpretazione del Corano (Corano 3.7);
  • I versetti ritenuti “tolleranti” del Corano immutabile sono stati tutti abrogati dal “Versetto della Spada” (Corano 9.5, 29);
  • Se il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza, allora Maometto non ha incarnato l’autentica interpretazione dell’islam e la sua condotta non può essere normativa per i musulmani (Corano 33.21);
  • A differenza di Cristo che ha affidato la Sua autorità a Pietro, di cui lei è il successore legittimo, non esiste nell’islam un magistero che possa dare con autorità infallibile, a lei o a chicchessia, la definizione di ciò che è o non è il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano, da cui le incessanti guerre intestine del mondo musulmano in nome di un’interpretazione sempre più “autentica„;
  • Basta aprire un Corano, anche in una delle traduzioni edulcorate ad uso dei lettori occidentali, per vedere che, sui 6235 versetti del Corano, più della metà condannano alla esecrazione tutti quelli che non sono musulmani, ed esprimono l’intenzione funesta di ucciderli o di sottometterli;
  •  La storia e l’attualità smentiscono continuamente, purtroppo, la sua affermazione;
  • Quale religione, se non l’islam, poteva avere in mente Gesù quando annunciava: Verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio (Gv 16.2)? Quale altra religione infatti, se non l’islam, promuove come un dovere religioso il jihad contro i cristiani? Uccidete gli associatori [i cristiani] ovunque li incontrate. Catturateli, assediateli e tendete loro agguati (Corano 9.4, 5);
  • Qualunque cristiano sa, per il solo fatto di essere cristiano, che chi cerca la salvezza nell’islam si danna: Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato (Mc 16.16); Orbene, se anche noi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema!„ (Ga 1.8-9; Mt 24.4, 11,24; 1 Gv 2.22-24; 4.2-4)… Ora, se l’islam conduce alla dannazione, non è forse perché è cattivo? E, se nessun albero cattivo produce frutti buoni (Mt 7.18), come potrebbe l’islam portare i buoni frutti di pace che lei gli attribuisce?

Santo Padre, sorprende costatare come la sua dichiarazione  risponda puntualmente alla domanda formulata, all’inizio del mese di giugno 2013, da Mahmoud Abdel Gawad, consigliere diplomatico di Ahmed Al-Tayeb, grande imam della moschea di Al-Azhar, il quale dichiarò di attendere da lei un intervento in cui [avrebbe detto] che l’islam è una religione pacifica, che i musulmani non cercano né la guerra né la violenza, come condizione per il ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l’istituzione rappresentativa dell’islam sunnita, che è l’università di Al-Azar… E perché Ahmed Al-Tayeb voleva tale dichiarazione? Affinché lei espiasse “l’errore„ del suo predecessore Benedetto XVI, che aveva osato illustrare nel 2006 all’università di Ratisbona la verità elementare che la violenza è incompatibile con la vera religione e contraria alla vera natura di Dio rievocando la domanda dell’imperatore Manuele II Paleologo a un dotto musulmano: Mostratemi che cosa Maometto ha portato di nuovo. Non troverete altro che cose cattive e inumane, come il diritto di difendere con la spada la fede che predicava„ (Le reazioni violente del mondo musulmano non hanno del resto mancato di dare immediata conferma  alla verità insegnata dal Papa…). Benedetto XVI aveva successivamente inasprito il caso, nel 2009, con il suo appello a proteggere le minoranze cristiane, dopo l’ennesimo e terribile attentato di una bomba contro una chiesa di Alessandria, ciò che aveva costituito agli occhi di Ahmed Al-Tayeb “un’interferenza occidentale indebita„. Così, rispondendo al desiderio del grande imam – e islam vuol dire appunto “sottomissione„ -, ammettendo “di riparare„ “l’errore„ del suo venerato predecessore, le sue dichiarazioni, Santo Padre, non solo verranno interpretate come una condanna della testimonianza da lui resa alla verità, ma non otterranno di sicuro neppure la benevolenza, sulla quale lei fa affidamento, verso i cristiani che vivono nei paesi divenuti musulmani, perché, come lucidamente si esprimeva un altro dei suoi predecessori, il papa Pio II, nella lettera al sultano turco Mehmet II: La concordia sarà dunque soltanto nelle parole; nella sostanza c’è la guerra„ [2]. Chi può venire infatti dopo il Cristo, se non l’Anticristo?

Santo Padre, lei ci chiede di accogliere con affetto e rispetto gli immigrati dell’Islam che arrivano nei nostri Paesi (n°253), ma lo scopo dell’islam non è forse quello di sostituirsi al cristianesimo e di stabilire dappertutto la sharia? È Allah che lo dice:Combatteteli finché non ci sia più persecuzione [3] e il culto sia reso solo ad Allah (Corano 2.193). I suoi discepoli oggi non dicono altra cosa, come Alija Izetbegovic, capo di Stato della Bosnia-Erzegovina dal 1990 al 2000, che nella sua “Dichiarazione islamica„ a onor del vero scrive: Non può esservi né pace né coesistenza tra la religione islamica e le istituzioni politiche e sociali non islamiche[…] La rinascita islamica non può cominciare senza una rivoluzione religiosa, ma non può continuare né essere condotta a termine senza rivoluzione politica. Il nostro principale compito deve essere di guadagnare non il potere ma gli uomini. […] Il sostegno che un popolo musulmano porta effettivamente ad un regime al potere è direttamente proporzionale al carattere islamico di quest’ultimo. […] Dobbiamo essere predicatori  e poi soldati. […] Il movimento islamico deve prendere il potere non appena è in una situazione morale e numerica sufficiente da permettergli di rovesciare il governo non islamico„.… Vogliamo che si compia davvero la profezia del presidente algerino Houari Boumediene, che nell’aprile 1974 dichiarava alla tribuna dell’ONU: Un giorno, milioni di uomini lasceranno l’emisfero sud per andare nell’emisfero del nord. E non vi andranno come amici, perché vi andranno per conquistarlo. E lo conquisteranno con i loro figli. Il ventre delle nostre mogli ci darà la vittoria„[4]? Certo, non è questione di chiudersi all’accoglienza verso i poveri, sempre che possiamo dar loro aiuto, ma è da escludere che si conceda ad essi la cittadinanza, come consigliò persino il defunto Comandante dei Credenti, il re Hassan II, re del Marocco:  “Non provate a fare dei francesi con dei musulmani, non vi riuscireste. Fareste soltanto dei cattivi francesi e dei cattivi musulmani„[5]. Giudizio che conferma l’insegnamento degli apostoli: Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento [il Vangelo, che l’islam si gloria di respingere], non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse„ (2 Gv 1.10);  “Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? (2 Co 6.14) … Perciò ci conviene non scendere a patti con l’islam. I nostri Padri si sono forse battuti nel corso dei secoli per respingere quella sciagura che è l’islam, e poter così sviluppare fuori dalla portata della sua mortifera influenza la mirabile civiltà cristiana di cui il mondo intero ai giorni nostri si avvale, perché noi oggi apriamo le porte all’islam? O l’islam sarebbe forse nel frattempo cambiato? No, non può cambiare, perché  “Le abitudini di Allah non cambiano (Corano 33.62; 35.43; 48.23).

Sono inoltre sorpreso e terribilmente imbarazzato a nome dei nostri fratelli cristiani per il fatto che, nella sua esortazione apostolica, lei chiede che essi siano accolti e rispettati nei paesi di tradizione islamica„, come se non si trovassero per l’appunto a casa loro! Non è infinitamente triste ritenere un fatto acquisito la conquista musulmana di quei paesi, in precedenza cristiani, e non contare per nulla la tradizione cristiana che ancora oggi vi sopravvive, sotto il giogo sempre riemergente e insopportabile della dhimmitudine? E se gli episodi di fondamentalismo violento che ci  preoccupano„ sono effettivamente da deplorare, non occorre cercare a lungo per reperirne la fonte: Combattete coloro che non credono in Allah (…) e che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati (Corano 9.29). Inoltre, non è l’affetto verso gli autentici credenti dell’Islam che deve portarci ad evitare odiose generalizzazioni, bensì l’amore verso i nostri nemici (Mt 5.44).

Quanto al fatto che i musulmaniprofessano di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale (n°252), occorre ben precisare che non si tratta della medesima adorazione, tanto è vero che nessuno può andare al Padre se non per Gesù (Gv 14.6), e siccome i musulmani non accettano Gesù come Via, neppure la loro adorazione va al Padre… Noi adoriamo ciò che conosciamo, essi adorano ciò che non conoscono (Gv 4.22); ed è per questo che, accettando di adorare chi non conoscono, essi adorano colui che si nasconde nelle oscurità, il Padre della menzogna (Gv 8.44), il Principe di questo mondo, il quale è abbastanza orgoglioso e folle per presentarsi  ad essi come l’unico e vero Dio (Mt 4.8-9).

Se l’Evangelii Gaudium fosse rivolto ai musulmani per dire loro che gli scritti sacri dell’Islam conservano parte degli insegnamenti cristiani, Gesù Cristo e Maria[essendovi] oggetto di profonda venerazione (n°252), potremmo capire che lei intende servirsi di una somiglianza apparente tra le nostre rispettive tradizioni come di una possibile base comune per un auspicato dialogo. Ma giacché è rivolto ai cristiani, tale ravvicinamento lascia intendere che vi sarebbe effettivamente qualcosa di cristiano “nella rivelazione„ coranica… mentre non vi è, ovviamente, proprio nulla! I personaggi di “Issa„ e di “Maryam„ non si identificano in nessun modo con quelli di Gesù e di Maria, come testimoniano gli anacronismi e le incoerenze coranici, ma fungono da specchietti per le allodole allo scopo di ingannare gli sciocchi e legittimare l’islam agli occhi dei cristiani[6], e condurli così ad apostatare dalla loro fede, essendo questa per l’islam il solo peccato in eterno imperdonabile (Corano 4.48), che riduce i cristiani ad essere soltanto impurità (Corano 9.28), di modo che, eliminandoli, l’islam rende gloria ad Allah (Corano 9.30).

Lei trova ammirevole vedere come giovani e anziani, donne e uomini dell’islam sono capaci di dedicare quotidianamente tempo alla preghiera e di partecipare fedelmente ai loro riti religiosi. Al tempo stesso, molti di loro sono profondamente convinti che la loro vita, nella sua totalità, viene da Dio ed è per lui. Riconoscono anche la necessità di rispondere a Dio con un impegno etico e di agire con misericordia verso i più poveri (n°252), ma, oltre al fatto che i poveri di cui lei parla devono necessariamente essere musulmani, questi elementi positivi di pietà e di religiosità derivano unicamente dal naturale desiderio di bene che Dio ha messo nel cuore di ogni uomo e che l’islam sfrutta per mascherare il suo fine essenziale, che è quello di allontanare le anime dalla salvezza data soltanto “in” e “per” Gesù (Gv 14.6). Se dunque le pratiche dell’islam possono fungere da supporto alla religiosità umana, occorre anche considerare che esse rinchiudono l’individuo in un pensiero fieramente anticristico, che lo condanna (Mc 16.16). Così come insegnava San Paolo: ’Non prendere, non gustare, non toccare’? Tutte cose destinate a scomparire con l’uso: sono infatti prescrizioni e insegnamenti di uomini! Queste cose hanno una parvenza di sapienza,  con la loro affettata religiosità e umiltà e austerità riguardo al corpo, ma in realtà non servono che per soddisfare la carne (Col 2.21-23).

Santo Padre, accettando di svolgere il ruolo di esecutore (Ga 1.4)[7] di quanto l’islam si attende da lei e da tutti, pensa di aiutare realmente i musulmani a prendere coscienza del fatto che sono in procinto di dannarsi, oppure pensa che sia indifferente per la loro salvezza essere musulmani? Elogiando l’islam, non teme di rafforzare i musulmani nel rimanere tali e dunque nel dannarsi? E ancora, non ha pensato che in tal modo lei avrebbe distrutto le difese di quanti si rifiutano di perdere la propria salvezza eterna accogliendo l’islam (2 Co 6.14-18) e accettando la loro riduzione in schiavitù per mezzo della sharia? In realtà, se l’islam è pacifico e porta buoni frutti non è dunque un falso-profeta (Mt 7.18), e se non è un falso-profeta esso è un vero profeta, e di conseguenza ciò che dice sul cristianesimo è vero: Gesù non è affatto morto e resuscitato, credere alla Trinità è un abominio, e c’è salvezza soltanto nell’islam… Come si può elogiare e associare con il Cristo qualcuno che al tempo stesso ne disperde l’eredità (Mt 12.30)? Come ha potuto, alcuni giorni dopo la pubblicazione della sua esortazione apostolica, invitare cristiani e musulmani astrappare dai nostri cuori la malattia che avvelena le nostre vite, i cristiani con la Bibbia e i musulmani con il Coranola fede degli uni e degli altri potendo soltanto aiutarli sempre a progredire„ (20.01.2014)? Qual è la fede, insegnata al  tempo stesso dalla Bibbia e dal Corano, che produce negli uni e negli altri i medesimi benefici effetti? È forse la fede di san Paolo, che domanda: Quale rapporto ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? (2 Co 6.14)?

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci  (Mt 7.15). Che cosa può accadere al gregge il cui il pastore tratta con il lupo come fosse uno dei suoi agnelli? Per quanto riguarda le relazioni con l’islam, sembra che a lei spetti di andare dietro al gregge e non davanti, come lei stesso ricorda nella medesima esortazione apostolica (n°31), e di lasciare che le pecore trovino da sole la propria strada… tanto è vero che le vere pecore del Signore non seguiranno la voce di uno straniero, ma al contrario la fuggiranno, poiché non conoscono la voce degli stranieri (Gv 10.5)…

In conclusione, considerando il suo desiderio di dare alla Chiesa delle profonde riforme, permetta all’umile sacerdote che io sono, da molti anni dedito allo studio dell’islam, di darle il suggerimento di rinnovare da cima a fondo il gruppo dei suoi consulenti in materia di islamistica e di dialogo cristiano-musulmano.

Santo Padre, rinnovando l’impegno della mia fedeltà alla Cattedra di San Pietro e la fede nel Magistero infallibile di quest’ultima, fedeltà che non è però impegnata al di fuori di ciò che concerne la Fede cattolica e la vita morale, e avendo io il desiderio di vedere tutti i cattolici turbati nella loro fede, a causa delle sue osservazioni sull’islam, fare la medesima cosa, prego Nostra Signora delle Vittorie di ottenerle la forza di cui San Paolo ha dato prova di fronte ai falsi fratelli desiderosi di ridurre i cristiani in schiavitù. Egli rifiutò di riconoscere la bontà della loro dottrina Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perché la verità del Vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi (Ga 2.4-5).

Abbé Guy Pagès

PS: Il 20 gennaio 2014, in occasione della Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati, il  Santo Padre si è rivolto ad un pubblico in prevalenza musulmano riunito in una sala della chiesa del Sacro Cuore vicino a Termini, con queste parole: “Condividere la nostra esperienza portando questa croce per strappare dai nostri cuori la malattia che avvelena le nostre vite: è importante che facciate questo durante le vostre riunioni .Quelli che sono cristiani lo facciano con la Bibbia e quelli  che sono musulmani lo facciano con il CoranoLa fede che i vostri genitori vi hanno inculcato vi aiuterà sempre a progredire„…

[1] “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona (Can. 212 § 3).
[2] Enea Silvio Piccolomini, Lettre à Mahomet II,  Payot & Rivages, 2002, p.48. Tra noi e voi è sorta inimicizia e odio [che continueranno] ininterrotti, finché non crederete in Allah, l’Unico (Corano 60.4).
[3] La “sovversione„nel linguaggio musulmano, designa tutto ciò che non è musulmano.
[4] Potremmo citare ancora tante altre dichiarazioni dello stesso tipo, come questa di Mu’ammar Gheddafi, Presidente della Libia: Senza spada, senza fucile, senza conquiste, 50 milioni di musulmani in Europa la trasformeranno ben presto in un continente musulmano!„ (Le Figaro, 19/12/2006).
[5] Intervista ad Anne Sinclair teletrasmessa il 16 maggio 1993.
[6] E anche dei musulmani.
[7] Per lo psichiatra P. – C. Racamier, il  perverso narcisista si caratterizza per la capacità di mettersi al riparo dai conflitti interni […] facendosi valere a discapito di un oggetto manipolato come un utensile o un trofeo  (Cortège conceptuel, Apsygée, 1993, p.52). E di fatto l’islam manipola talmente bene il cristianesimo per farne un trofeo che Gesù sarebbe il profeta di Maometto (Corano 61.6)! Quest’odio nei confronti del cristianesimo è stato manifestato anche di recente attraverso la richiesta da parte della Libia che la Chiesa Cattolica lasci il suo territorio

 

Fonte: http://www.islam-et-verite.com/blog/billets-d-humeur/deuxieme-lettre-ouverte-au-pape-sur-l-islam-et-evangelii-gaudium.html

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

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