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L’islam come castigo dell’apostasia attuale dei popoli cristiani e come strumento di Dio per scuotere gli Europei

In Europa e in Francia il futuro appartiene all’islam? In un’intervista esclusiva per Réinformation TV, l’abbé Guy Pages, sacerdote cattolico francese impegnato nell’evangelizzazione dei musulmani, fine conoscitore dell’islam, che presenta sul suo sito Islam et Vérité, autore di diversi libri, tra cui Interrogare l’Islam. 1501 domande da porre ai musulmani, espone un punto di vista cristiano sull’islam e si interroga sull’islamofilia del potere politico e della massoneria, nonché sull’abbandono da parte della Chiesa cattolica della missione di annunciare Cristo ai discepoli di Maometto.

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Padre, so che lei è piuttosto critico nei confronti dell’islam, che conosce bene, e  non usa il politichese per parlarne. Vorrei quindi porle una domanda molto diretta: da un punto di vista puramente umano, come cittadino, pensa che tutto è  perduto?
Sì. Per diverse ragioni: la demografia, l’immigrazione legale e clandestina, le conversioni, la mancanza di una strategia missionaria specifica da parte della Chiesa nei confronti dei musulmani, la complicità degli Stati occidentali con la loro islamizzazione programmata. Le popolazioni di ceppo europeo, dedite all’edonismo e al culto di Moloch, che in Francia divora più di 600 bambini al giorno tramite l’aborto risarcito e promosso come un bene, stanno scomparendo (1,4 figli per donna in Italia, Germania, Spagna, Grecia; 1,3 figli per donna in Polonia, ecc) e, in parallelo, gli immigrati, la maggior parte dei quali sono musulmani, sono molto fecondi. Poiché il laicismo proibisce di discriminare fra le religioni, si rifiuta di riconoscere la religione cattolica come l’unica vera religione e si oppone quindi a che Cristo regni; nemico di Cristo (Mt 12.30), diviene l’alleato dell’islam, l’altra testa della Bestia (Ap 13,1). Per questo promuove l’insediamento dell’islam con ogni sorta di mezzi più o meno tortuosi, come ad esempio l’assegnazione per la costruzione di moschee di contratti enfiteutici per 1 euro simbolico e 99 anni di occupazione, la modifica dei programmi scolastici, la rimozione dei simboli cristiani nei luoghi pubblici, le deroghe alle nostre leggi (halal, stampa, velo…), l’indulgenza se non l’impunità giudiziaria concessa ai teppisti musulmani, l’apprendimento dell’arabo, la creazione di cappellanie, il silenzio sulle pratiche contrarie ai nostri principi costituzionali ecc. Tutte queste cose, poste una accanto all’altra, fanno sì che da un punto di vista umano, statistico, il futuro appartenga all’islam.

 

Questo laicismo pro-islam  proviene secondo lei da un’ostilità nei confronti della religione cristiana da parte delle élite politiche e dei media francesi? O si dovrebbe piuttosto vedervi un’ingenuità?
È per ostilità al cristianesimo. Tante forze sono unite in Francia nella medesima avversione per la religione cristiana: che sia la cosiddetta Riforma, che ha rifiutato l’autorità della Chiesa e della Tradizione; la Massoneria, che ha rigettato la Rivelazione e il concetto stesso di verità oggettiva; il comunismo e tutta la Sinistra che hanno respinto perfino l’esistenza di Dio e l’ordine naturale; e, infine, tutta la tiepidezza complice dei cattivi cattolici, che vivono in stato di peccato mortale, mentre i loro pastori guardano altrove (vedi il caso recente del Mouvement Rural Jeunesse Chrétienne pro-aborto finanziato dalla Conferenza Episcopale Francese). L’ingenuità non può essere una scusa, perché assumersi delle responsabilità senza averne le competenze è di per sé colpevole. Per di più, la natura demoniaca dell’islam è evidente a chiunque abbia un minimo di buon senso. Le notizie di attualità, la storia e la Rivelazione cristiana sono a disposizione di tutti per eliminare ogni possibile dubbio al riguardo.

 
Lei dice che i musulmani non vengono evangelizzati a causa della laicità, ma sono i cristiani che devono annunciare il Vangelo ai musulmani così come a tutti gli altri.
Lei dice bene. Ma non si può predicare il Vangelo ai musulmani come se fossero degli atei, e la ragion d’essere finale delle istituzioni è quella di promuovere la salvezza di tutti, perché, secondo le parole di Pio XII: «Dalla forma data alla società, consona o no alle leggi divine, dipende e s’insinua anche il bene o il male nelle anime» (Discorso per il cinquantesimo anniversario della Rerum novarum, 1 giugno 1941). Credo che il primo problema, il più importante, il più grave, sia quello del comportamento della gerarchia cattolica, che molti percepiscono come codardia e compromesso. Quando un vescovo finanzia la costruzione di una moschea, dei vescovi posano la prima pietra di una moschea, sostengono che l’islam è una buona religione e non invitano a lasciare l’islam, come potrebbero questi pastori non alimentare l’indifferentismo, svuotando di conseguenza le chiese, e non apparire agli occhi delle persone sane di mente come dei traditori che le stanno conducendo alla morte nel tempo e nell’eternità? I non cattolici che desiderano salvaguardare la propria identità vedono sempre di più la Chiesa come un alleato oggettivo di coloro che hanno programmato di ridurli in schiavitù, mentre molti cattolici sono disorientati, sgomenti, perché non trovano più nessun aiuto presso la loro madre di fronte a questo Anticristo, davanti al quale tutti si prosternano e che porta solo sciagure e terrore.  Si dovrebbe leggere, a questo proposito, la recente Lettera aperta di alcuni ex musulmani divenuti cristiani al Papa. Se la Chiesa stessa non vede alcun inconveniente nel fatto che l’islam s’insedi in Europa, come vuole che gli Stati possano trovare qualcosa da ridire? La Chiesa non svolge più il suo ruolo profetico, non imita più il Buon Pastore che scaccia il lupo dal recinto delle pecore; si limita a dialogare con esso e addirittura lo implora a gran voce perché venga a stabilirsi in casa nostra…  Il problema della salvezza degli uomini sembra essere completamente al di fuori delle preoccupazioni del clero, impegnato com’è a celebrare la convivenza umana, terrena, dove ciascuno ha il diritto di credere quello che vuole…
Anche in Francia gli ex musulmani nascondono la loro conversione alle famiglie e ai vicini di casa, per timore di rappresaglie, e questa paura si ripercuote nella Chiesa, che molto spesso non li accoglie se non in punta di dita. Ho l’esempio di una ragazza, maggiorenne e vaccinata, il cui padre è il ben noto imam di una città della regione parigina. È andata a chiedere il battesimo al parroco della sua città, che le ha risposto: «Ma tuo padre è d’accordo?».

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Questo significa che la Chiesa di Francia ha perduto la fede?
Non esiste la Chiesa di Francia, così come non esiste l’islam di Francia. La differenza è che il cristianesimo ha una natura soprannaturale, e le implicazioni sul piano temporale dipendono dalla discrezione e dalla prudenza degli uomini, mentre l’islam è una legge per questo mondo. D’altra parte, esistono la Chiesa che è in Francia e il suo personale. Si tratta di due realtà che non sono sinonimi.

Ho già denunciato la partecipazione della Chiesa cattolica alla Conferenza dei responsabili del culto in Francia, perché «non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio» (Papa Pio XI, Mortalium Animos). Ciò che per l’esattezza rivendicano come loro obiettivo i membri di questa conferenza, i quali aderiscono «senza riserve al principio di laicità». In effetti, essi auspicano, attraverso questa conferenza di «adempiere meglio alla loro comune vocazione di testimoni della trascendenza [exit Gesù Cristo] nella Repubblica laica. Il secondo obiettivo è quello di partecipare, allo stesso titolo di altre istanze, ai dibattiti sulla costruzione della convivenza nel nostro Paese, grazie alla fiducia reciproca acquisita [Buongiorno, taqiyya!], nella loro unità [Rileggere 2 Cor 6,14-18] e nelle loro diversità» (La carta di partenariato).

Rinunciando a presentarsi come l’unica vera religione, ma solo, secondo il dogma laicista, come una religione tra le altre, la religione cattolica rende il proprio messaggio non udibile, e, come logica conseguenza, si fa serva dell’islam, suo nemico giurato (Corano 2,193; 9,30), al quale fornisce i titoli di onorabilità che gli sono necessari per giustificare la sua pretesa di essere trattato al pari della Chiesa cattolica nella sfera pubblica. Aspetto il giorno in cui Macron, che intende «gettare le basi di tutta l’organizzazione dell’Islam di Francia» (un delirio: esiste un solo islam, che trascende i confini nazionali!), stabilendo in particolare la formazione degli imam e la creazione di nuovi organi di rappresentanza, vorrà fare la medesima cosa con la Chiesa cattolica, in nome del dovere dello Stato di trattare tutte le religioni allo stesso modo …

In nome di che cosa la Chiesa cattolica potrà tirarsene fuori, dal momento che ha già confermato anch’essa la sua «comune vocazione di testimone della trascendenza», insieme con tutte le altre religioni? La conclusione è chiara: «quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio» (Pio XI, op. cit.).

 

Malgrado tutto, si trovano ancora nella Chiesa non solo sacerdoti come lei, ma anche laici come Moh-Christophe Bilek, che operano per la conversione dei musulmani, che evangelizzano,  che annunciano Cristo ai musulmani. È un fenomeno che, a suo parere, si sta intensificando? Pensa che oggi vi siano conversioni sempre più numerose da parte di musulmani, nonostante l’atteggiamento della Chiesa?
Sì, ma questo è veramente molto marginale. Si deve sapere che in Francia i musulmani rappresentano ufficialmente il 6% della popolazione (il che è ovviamente falso: è sufficiente camminare per le strade della Francia per rendersene conto), ci sono ogni anno 4.000 persone di origine francese che si convertono all’islam. In confronto, ci sarebbe in Francia il 37% della popolazione che si dichiara cattolica. Ora, ogni anno vi sono circa 300 battesimi di ex musulmani. Si coglie bene la sproporzione tra il 6% che converte circa 4.000 persone e il 37% che ne converte soltanto 300… Si tratta di cifre ufficiali. Come spiegarle, se non perché non vi è alcuna volontà di fare proselitismo da parte della Chiesa, mentre tale volontà c’è da parte dell’islam? Non ho mai visto, del resto, un qualsivoglia programma di evangelizzazione rivolto ai musulmani elaborato da una diocesi francese. Non esiste proprio. La conversione dei musulmani non sembra essere oggetto delle preoccupazioni dei nostri vescovi. L’islamizzazione del nostro paese deve apparire loro come un destino ineluttabile al quale sono già rassegnati.

 

Ho anche sentito dire che l’arcivescovo di Lione in persona, il cardinale Barbarin, primate delle Gallie, ha dichiarato di recitare la professione di fede musulmana quando viene chiamato al capezzale di un musulmano moribondo. Penso che si tratti di una bufala…
No che non lo è. Su Internet si può trovare il video che riporta il suo intervento al Sinodo di Versailles (qui, al minuto 1.19’).

 
Ma allora, da un punto di vista musulmano, se pronuncia la professione di fede musulmana, il cardinale Barbarin è un musulmano?
Per diventare musulmano, si deve pronunciare la Shahada davanti ad almeno due testimoni. E si può supporre che, almeno per i meno insensati, occorre comunque anche l’intenzione di convertirsi all’islam. Questa non era certamente la volontà del cardinale. Detto questo, non capisco però come possa il cardinale proporre un simile pratica come esempio. In ogni caso, per quanto mi riguarda, sono incapace di invitare un musulmano, fosse anche nella sua ultima ora, a fare qualsiasi cosa che non sia invocare il Nome del Signore Nostro Gesù Cristo come suo Salvatore, dal momento che non esiste altro nome dato sotto il cielo mediante il quale possiamo essere salvati (At 4.12)…

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Padre Samir Khalil Samir in una intervista mi ha parlato proprio del problema dei vescovi cattolici che non cercano di evangelizzare i musulmani e che non appoggiano coloro che lo fanno, ma mi ha anche detto che in Francia il vescovo di Tolone, Monsignor Rey, era un po’ un’eccezione.
È una fortuna che il padre Samir Khalil Samir, considerata la sua autorità, abbia potuto denunciare così chiaramente questo scandalo. Ho appena pubblicato un libro sull’Inferno. Dovrei forse donarne una copia a ciascuno di tali vescovi?

 

Quindi, tornando a un punto di vista laico, identitario, l’unica possibilità per noi di non finire sottomessi all’islam con l’andare del tempo o di non rimanere intrappolati in una guerra civile in Francia e in Europa, è un intervento divino…
Assolutamente sì. Io non spero più soccorso se non dalla Vergine Maria, perché umanamente parlando, vedendo la Chiesa che non propone più di attendere alla propria salvezza «con timore e tremore» (Fil 2.12) e considera positivamente l’islam invece di combatterlo, il potere civile che promuove l’islamizzazione imponendo l’immigrazione e la discriminazione positiva (vale a dire, l’ingiustizia) nei confronti delle popolazioni musulmane, il futuro appartiene all’islam. Questo è statisticamente, matematicamente, assicurato. Sono appena tornato da un pellegrinaggio a Pontmain, dove la Vergine Maria disse: «Ma pregate, miei bambini, Dio vi risponderà prestissimo. Mio figlio permette che il Suo Cuore Si lasci toccare»…

 
Credo che lei debba invece approvare il comportamento dei paesi del Gruppo di Visegrád che rifiutano categoricamente i richiedenti asilo,  perché – e lo dicono chiaramente – non vogliono immigrazione musulmana per non ritrovarsi nella situazione di paesi come la Francia, la Germania, il Belgio ecc.
Quei paesi obbediscono a Dio. Santa Giovanna d’Arco disse che Dio amava gli inglesi, ma a casa loro, non in Francia. Non v’è alcun dubbio che Egli ama gli algerini in Algeria e i marocchini in Marocco. San Giovanni, il mite san Giovanni, l’Apostolo dell’Amore, che ha posato il capo sul Cuore di Nostro Signore, per il quale «Dio è amore» (1 Gv 4.8,16), dice: «Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento [ossia rifiuta il Vangelo], non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse» (2 Gv 1.10-11). E infatti «quale collaborazione tra un fedele e un infedele?» (2 Cor 6,14-18). Se si accetta l’islam in casa, si manda in frantumi l’unità nazionale, la comunione della fede e la coesione sociale.

Purtroppo, dopo il Concilio Vaticano II, la realtà sociale e politica ordinata secondo il Vangelo è stata disprezzata e respinta. Si è voluto a tal punto separare la politica dalla religione che le si è rese estranee l’una all’altra. Ora, perché la fede possa svilupparsi, occorre un fondamento politico, umano e coerente. È per questo che Dio ha creato il popolo d’Israele, e ha voluto la sua omogeneità etnica e religiosa. Voleva senza dubbio dare così una lezione politica specialmente alla nostra epoca. Senza la realtà umana temporale che è la nazione, la fede rimane virtuale e la Chiesa non più basata su questa realtà essenziale dell’ordine naturale scompare con essa… Questo è il motivo per cui san Giovanni Paolo II esortava a difendere la nazione, che considerava «la realtà più importante per la storia spirituale dell’uomo» (Varsavia, 2 giugno 1979).

 

A volte penso che i musulmani siano lo strumento usato da Dio per costringere gli europei a tornare al cristianesimo.
Ha ragione, l’islam è la punizione per l’apostasia attuale dei popoli cristiani. Al contempo, siccome Dio è misericordioso, lo strumento della Sua giustizia può servire come un mezzo per scuotere le persone dal torpore confortevole nel quale si stanno  allegramente dannando. Se ci mettessimo a convertire i musulmani, essi sarebbero la nuova linfa di cui la Chiesa ha bisogno, e Dio sa se i musulmani sarebbero felici di essere evangelizzati, talmente soffrono nell’islam! Noi abbiamo la Verità, ma non ci crediamo più, essi hanno la menzogna e ci credono. Bisognerebbe fare un’alleanza… per la quale noi dovremmo dare a loro la vera fede ed essi dovrebbero offrire se stessi «prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio» (2 Cor 8.5). Una simile alleanza sarebbe  opportuna per rigettare la società post-cristiana, atea, edonistica, che uccide i piccoli ancora non nati e i vecchi, unisce in matrimonio gli invertiti e perverte i bambini fin dalla scuola materna.

Gesù, il vero Re di Francia (come diceva santa Giovanna d’Arco), Si degni di avere pietà della Sua eredità!

 
intervista a cura di Olivier Bault

Fonte:

1. https://www.islam-et-verite.com/entretien-de-labbe-guy-pages-olivier-bault-reinformation-tv/

2. http://reinformation.tv/abbe-pages-entretien-islam-eglise-catholique-bault-81214-2/

 

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

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