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«Il cristiano dà posto a tutti», dice Papa Francesco. Mentre l’Europa, che non è ancora riuscita ad integrare le precedenti generazioni di immigrati, è sottoposta ad un afflusso di migranti senza precedenti, la Chiesa cattolica, più che mai, continua a martellare sull’imperativo unico dell’accoglienza, dando l’impressione di farsi complice di quella che il Papa stesso ha definito come una «invasione».
Lacerati tra la fedeltà alla Chiesa e la legittima preoccupazione di proteggere la propria identità e civiltà, molti cattolici avvertono un disagio crescente. Più in generale, le popolazioni europee sono sempre più urtate da un cristianesimo che sembra voler negare ad esse il diritto alla sopravvivenza.
Questa incomprensione è una fatalità? La Chiesa è forse condannata a rimanere intrappolata nella «cultura dell’incontro
» tanto decantata dal papa, con il rischio di trascinare il continente nel caos, senza beneficio alcuno neppure per i migranti? Oppure esiste un’altra via, che permette di conciliare gli imperativi della carità autentica e della difesa della civiltà europea? Sono queste le domande a cui questo libro risponde.


Laurent Dandrieu ha di recente dato alle stampe un libro shock, intitolato «Eglise et immigration, le grand malaise», pubblicato da Presses de la Renaissance. Per saperne di più, Breizh-info.com ha intervistato l’autore.

 
Breizh-info.com: Laurent Dandrieu, lei è cattolico: è questo che l’ha spinta a scrivere un libro sul suicidio dell’Europa e sull’aiuto che la Chiesa le sta dando attualmente? Sarebbe quindi permessa l’eutanasia tra i cattolici?

Laurent Dandrieu: Questo libro è, ovviamente, l’espressione del mio personale disagio, in quanto fedele cattolico, di fronte a un discorso ecclesiale che sembra collocare i cattolici davanti a un dilemma impossibile: scegliere tra la fedeltà al Vangelo che, se si crede alle parole della Chiesa degli ultimi decenni, ci obbligherebbe ad accogliere senza riserve i migranti che desiderano venire in Europa, e la fedeltà alla nostra patria e alla nostra identità, che dovremmo allegramente sacrificare a tale assolutizzazione dell’accoglienza. L’ho scritto, quindi, per aiutare i cattolici a non sentirsi più intrappolati in questo dilemma, che li condanna o a pensare di rinnegare i principi della loro fede o ad acconsentire alla propria estinzione per fedeltà a quei principi. È proprio perché tale accoglienza incondizionata mi sembra suicida, e mi pare impossibile che la Chiesa chieda davvero ai suoi fedeli di rinunciare alla difesa della loro patria, che questo discorso della Chiesa non mi sembra più sostenibile e deve essere rettificato imperativamente.

Nel corso della sua storia, la Chiesa ha saputo sempre conciliare l’appello alla fraternità universale, che fa parte del suo DNA, con la difesa delle identità particolari dei popoli che la compongono, delle loro comunità naturali, della loro patrie. Questo equilibrio miracoloso si è infranto nel suo discorso attuale sui migranti: è di capitale importanza che essa lo ritrovi, se non vuole portare l’Europa alla catastrofe o finire per tagliar via da sé i popoli europei, accelerando così il suo declino sul nostro continente. Il rischio riguarda infatti anche la Chiesa: come realizzare la nuova evangelizzazione da essa auspicata in Europa, come portare gli Europei a riannodare i rapporti con il cristianesimo, se si continua a guardare con sufficienza il loro desiderio di preservare la propria identità e la sicurezza della loro patria?

Breizh-info.com: Lei intitola il primo capitolo «Da Lepanto a Lesbo», capitolo che è un vero e proprio schiaffo, quando si vedono sfilare secoli di storia poi ridotti al nulla oggi davanti a noi. Com’è possibile che siamo arrivati a questo punto?

Laurent Dandrieu: Io non cerco di rifilare schiaffi, soprattutto non alla mia Chiesa, ma solo di risvegliarla da un certo torpore benpensante. Come siamo arrivati a questo punto? Per la combinazione di due fenomeni. Quello della Chiesa sulle migrazioni di massa è un discorso relativamente recente, che si è sviluppato in un’epoca in cui la Chiesa cattolica era immersa in una specie di utopia: il processo di globalizzazione. Aveva l’impressione che le migrazioni fossero l’avanguardia di una umanità nuova, di una città senza frontiere che prefigurava la Gerusalemme celeste. Tale visione messianica dei flussi migratori si è congiunta con una sorta di trasposizione ai popoli dell’«opzione preferenziale per i poveri» propria della Chiesa, per focalizzare così l’attenzione esclusivamente sulla sorte dei migranti, a discapito delle popolazioni dei paesi ospitanti e in particolare delle popolazioni europee.

Questa convinzione scandalosamente favorevole al migrante, nella quale il diritto delle nazioni di regolare i flussi migratori è sempre relegato in secondo piano rispetto al «diritto di migrare» ogni qualvolta si trovino altrove «migliori condizioni di vita», si è d’altra parte combinato con una visione angelica dell’islam, che ne ha sistematicamente sminuito i pericoli, le minacce e l’incompatibilità profonda con i valori occidentali ereditati dalla civiltà giudaico-cristiana. Infatti, nel tempo stesso in cui la Chiesa sviluppava il suo pensiero in materia di migrazione, entrava in una fase di dialogo inter-religioso che, a partire dal Vaticano II, ha conosciuto una prodigiosa espansione. Il dialogo inter-religioso è una cosa buona in sé, ma a condizione che sia portato avanti nella verità e che le cose che danno fastidio non vengano occultate. Ma, nel caso dell’islam, esso si è rapidamente trasformato in «dialogismo», ossia in una caricatura di dialogo la cui prosecuzione è fine a se stessa e in cui ciò che è importante ben presto diventa il non contrariare il proprio interlocutore.

Ne risulta che la Chiesa tiene spesso sull’islam un discorso nel peggiore dei casi menzognero, nel migliore cedevole, che sorvola sul rifiuto della pari dignità di tutti gli esseri umani  ̶  e quindi della parità tra uomo e donna, della laicità, della libertà individuale specialmente religiosa  ̶ , e sul suo rapporto quanto meno problematico con la violenza. Così Papa Francesco arriva a scrivere che «l’affetto verso gli autentici credenti dell’Islam deve portarci ad evitare odiose generalizzazioni, perché il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza» (Evangelii gaudium, 253). Il Papa giunge in tal modo a difendere una visione dell’islam più positiva di quella degli stessi  intellettuali musulmani, molti dei quali dicono che è urgente che la loro religione incominci una riflessione critica sulla propria compiacenza nei confronti della violenza. Perciò, tanto più di buon grado la Chiesa sminuisce il pericolo che l’immigrazione di massa rappresenta per l’identità europea quanto più essa si rifiuta di vedere anche le minacce islamiste che quest’ultima porta nel suo bagaglio…

Breizh-info.com: Lei vilipende, in buona parte del suo lavoro, l’istituzione cattolica, e in particolare gli ultimi papi che hanno portato al disarmo morale dell’Europa e degli Europei di fronte ai migranti e all’islamismo. C’è forse un problema più grave all’interno delle istituzioni della Chiesa cattolica?

Laurent Dandrieu: Per essere chiari, non è minimamente nelle mie intenzioni il voler «denigrare l’istituzione cattolica» e neppure gli ultimi papi. La Chiesa rimane mia madre, e il mio libro è il grido di sgomento di un fedele ferito nel vedere il volto di sua madre momentaneamente macchiato, su questo punto particolare del rapporto con l’immigrazione e con l’islam. In tutto il pontificato di Benedetto XVI, che ha fatto un ammirevole lavoro di restaurazione della fede, non ho mai cessato di difenderlo dagli ingiusti attacchi dei media, dai quali era sopraffatto: questo non mi impedisce di vedere che, su questo punto particolare dell’immigrazione, egli si è limitato a riprendere i discorsi gravemente carenti dei suoi predecessori. In effetti, la riflessione della Chiesa su questo argomento mi sembra viziata a partire dagli anni 1950, e mi sembra che andrebbe ripresa in modo del tutto nuovo. La difficoltà è che stiamo attraversando un periodo di grande confusione teologica dove, mancando una riflessione saldamente radicata nella tradizione della Chiesa, i suoi rappresentanti sembrano sovente non fare più alcuna differenza tra la carità e un vago umanitarismo, il quale è una di quelle «virtù cristiane impazzite» di cui parla Chesterton.

Breizh-info.com: Molti fedeli esprimono disagio quando sentono le parole di Papa Francesco che quasi intima loro di spalancare le porte alla grande ai migranti, in nome della Bibbia e dell’universalismo. Non è una forma di schizofrenia, nel momento attuale, essere cattolici e al tempo stesso opporsi alla invasione migratoria? Perché questi fedeli non si ribellano nelle chiese, dove i sermoni di tanti sacerdoti sono ritenuti inaccettabili? Perché mettere in discussione la gerarchia è impossibile?

Laurent Dandrieu: Per i cristiani, l’unità è una virtù capitale, è uno degli obblighi che Cristo ci ha lasciato. Ribellarsi contro la gerarchia è sempre una ferita inferta all’unità e una sofferenza, e non è mai cosa facile; io stesso mi sono deciso a farlo solo perché ho ritenuto che si trattasse di un caso di estrema necessità e per aiutare i miei compagni di fede a sfuggire, appunto, a questa schizofrenia. Va detto, inoltre, che su questi temi vige una sorta di intimidazione, perché da anni si sta cercando di persuaderci che opporsi all’ondata migratoria significa essere infedeli ai comandamenti di Cristo, in particolare alla famosa frase «Ero forestiero e mi avete ospitato».

Si tratta in realtà di una frode intellettuale, perché Cristo ci propone un cammino di santità, una via di perfezione personale; non intende in nessun modo porre le basi di una politica! Il cristianesimo non è una teocrazia che potrebbe istituire una forma di governo applicando direttamente i principi evangelici. La seconda intimidazione mira a trasformare ogni dissenso su questi temi in ribellione contro l’autorità del Papa: questa è un’altra frode, perché si tratta di temi politici sui quali il Papa è tutt’altro che infallibile, e sui quali proprio il Concilio Vaticano II invita i fedeli alla libertà di pensiero e di parola.

Breizh-info.com: Alcune voci dissidenti o dissonanti  e lei ne fa menzione  si fanno comunque sentire nella Chiesa. Può tornarci sopra, principalmente sulle parole dell’arcivescovo di Mosul che avverte gli Europei su ciò che rischiano di vedersi capitare?

Laurent Dandrieu: Si può citare innanzitutto il patriarca greco-melchita cattolico di Antiochia e di tutto l’Oriente, Mons. Gregorio III Laham, che in un recente libro di interviste con Charlotte d’Ornellas afferma: «Umanamente parlando, questo tsunami migratorio è una catastrofe. Il musulmano non può comprendere il mondo laico, i cristiani sono scioccati dalla presenza di questi musulmani pieni di rivendicazioni, gli atei mettono tutto sullo stesso piano… Il pericolo è davvero immenso: tutto il mondo rischia di dissolversi in un grande vuoto». Molti ci mettono sull’avviso: ci stiamo preparando lo stesso futuro di persecuzioni che i cristiani d’Oriente già vivono nelle loro terre: «Le nostre sofferenze di oggi costituiscono il preludio di quelle che subirete anche voi in un prossimo futuro», dichiara Mons. Amel Shimoun Nona, arcivescovo caldeo di Mosul, in Iraq…

Breizh-info.com: Nella sua conclusione, lei indica una svolta che la Chiesa dovrebbe necessariamente prendere, se vuole salvare i popoli d’Europa. Ma ci crede davvero? In definitiva, sembra che ci sia poco da sperare, almeno da parte della Chiesa, nel suo libro.

Laurent Dandrieu: Penso che lei si sbagli e che ci sia molto da sperare, perché «nulla è impossibile a Dio» e perché, se si realizza la presa di coscienza alla quale il mio libro spera di contribuire, nella ricca tradizione della Chiesa sono presenti tutti gli elementi necessari per correggere il tiro. Lo stesso Papa Francesco, da qualche settimana, sta facendo degli appelli alla prudenza, contraddetti, certo, da altri gesti e dichiarazioni, ma ciò dimostra che un cambiamento nel discorso della Chiesa è possibile. Mi viene voglia di risponderle, a proposito dell’immigrazione, quello che il cardinale Robert Sarah, responsabile della liturgia nella Chiesa, nel suo libro La forza del Silenzio, dice sulla riforma della liturgia cattolica, che egli auspica e che il papa non sembra voler attuare: quella riforma è indispensabile per il futuro della Chiesa, e quindi ci sarà; nel momento che Dio sceglierà, ma ci sarà. Ebbene, per la svolta della Chiesa sull’immigrazione è la medesima cosa: essa è di vitale importanza per la Chiesa come pure per l’Europa, quindi inevitabilmente si farà. Nel momento scelto da Dio, ma si farà. Questo non ci impedisce di lavorare affinché tale momento sia il più vicino possibile, in virtù dell’adagio di santa Giovanna d’Arco: «Bisogna combattere perché Dio doni la vittoria».

Breizh-info.com: Oltre al suo libro shock, lei è anche autore di un Dictionnaire passionné du cinéma, per le Editions de l’Homme nouveau. Quali sono i film recenti che assolutamente consiglia ai nostri lettori?

Laurent Dandrieu: Ne citerò due, entrambi americani: Manchester By the Sea, un grande melodramma che narra di un uomo che tenta di sopravvivere trascinando dietro di sé il peso di un tragico errore; e il film di Martin Scorsese, Silenzio, sui martiri cristiani del Giappone, dove dimostra che, nonostante le debolezze umane e i tradimenti, la fede finisce sempre per trionfare. Se volessi essere malizioso, direi che con questi due film, ognuno a  modo suo, non travalichiamo dal nostro tema di oggi …

Laurent Dandrieu
21.01.2017

Intervista a cura di Yann Vallerie

Laurent Dandrieu è redattore capo delle pagine culturali di Valeurs actuelles, rivista settimanale per la quale segue anche le notizie di attualità religiosa. È autore di diversi libri, tra cui Woody Allen, portrait d’un antimoderne (CNRS Éditions), Dictionnaire passionné du cinéma (Éditions de l’Homme nouveau) e La Compagnie des anges. Petite vie de Fra Angelico (Éditions du Cerf).

Laurent Dandrieu, Eglise et immigration, le grand malaise, Presses de la Renaissance, 2017, pp. 288.

 

Fonte: Breizh-info.com

(Trad. it. a cura di Carmela Cossa)

 

 

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