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I tragici fatti di Barcellona del 17 agosto, ancora una volta, hanno prepotentemente portato alla ribalta italiana e internazionale il problema “islam”. Un drammatico copione già visto, che vede i governanti e la popolazione europea di turno piangere i propri morti, vittime di un fanatico quanto “inspiegabile” odio religioso.

Eppure il copione, oltre ad essere una macabra e sempre più reiterata riedizione di attentati messi in atto nelle principali capitali europee, non è altro che un remake, in chiave moderna, di quanto già accaduto in passato, quando i territori cristiani e la stessa Europa sono stati per molto tempo terra ed obiettivo di conquista islamica, flagellati da continui saccheggi, distruzioni e morti, fino alla decisiva sconfitta delle truppe musulmane alle porte di Vienna del 1648 e il successivo declino dell’Impero Ottomano.

A tale proposito, per comprendere la verità storica e religiosa dei secolari rapporti tra Cristianità e islam, nell’ambito della vasta bibliografia disponibile a riguardo, consigliamo la lettura del libro Interrogare l’islam. 1501 domande da porre ai musulmani (Éditions D.M.M., Parigi 2013), ad opera dell’abbé Guy Pagès, un sacerdote cattolico incardinato nell’arcidiocesi di Parigi, la cui esperienza di missionario nella Repubblica islamica del Gibuti gli ha permesso di conoscere da molto vicino la realtà dell’islam.

Il sottotitolo «1501 domande da porre ai musulmani», spiega l’autore, costituisce lo scopo primario del corposo volume, che vuole essere quello di guidare i musulmani a riflettere sulle verità riguardanti l’indiscutibile Corano, ponendo loro interrogativi precisi e circostanziati attorno alle più dibattute e dirimenti questioni.

Nelle pagine introduttive, il missionario francese si domanda provocatoriamente se l’evangelizzazione sia oggi ancora di attualità all’interno della Chiesa cattolica, o piuttosto, l’attività apologetica rappresenti qualcosa di appartenente al passato, in nome del nuovo credo odierno che sembra trascendere tutte le confessioni religiose, rinunciando però così ad affermare la verità. Un irrazionale e suicida processo di autocensura che, al fine di raggiungere un’utopica “pax religiosa”, bolla come disdicevole “proselitismo” l’attività di apostolato, sostituendo alla tradizionale “missione” il moderno “dialogo interreligioso”.

Eppure, evidenzia l’autore, tale dialogo con i fedeli musulmani è del tutto fantasioso e, in concreto, impossibile, dal momento che Allah comanda ai suoi seguaci di «dissimulare, di mentire o spergiurare quando gli interessi dell’islam sono in gioco», citando a tale proposito le emblematiche parole scritte da Papa Pio II circa il rapporto tra cristiani e musulmani, nella sua lettera al sultano turco Maometto II: «La concordia sarà dunque soltanto nelle parole; nei fatti, c’è la guerra».

Pagès sottolinea inoltre come l’islam non sia una religione come le altre, ma un sistema politico-religioso totalitario, reso intoccabile e immune ad ogni esame critico dall’ottuso pensiero “politicamente corretto” contemporaneo.

L’incompatibilità tra islam e cristianesimo, negata o sottovalutata dalle istituzioni occidentali, è stata tuttavia ben espressa, più volte, dagli stessi leader islamici, attraverso vere e proprie dichiarazioni pubbliche. Tra queste, il sacerdote francese riporta la Déclaration Islamique di Alija Izetbegovic, capo di Stato della Bosnia-Erzegovina dal 1990 al 2000, in cui la strategia di conquista islamica viene illustrata senza tanti giri di parole: «Non può esservi né pace né coesistenza tra la religione islamica e le istituzioni politiche e sociali non islamiche […] La rinascita islamica non può cominciare senza una rivoluzione religiosa, ma questa non può proseguire né essere portata a buon fine senza una rivoluzione politica. Il nostro compito prioritario deve essere quello di conquistare non già il potere, ma gli uomini […] Il sostegno che un popolo musulmano offre infatti a un regime in carica è direttamente proporzionale al carattere islamico di quest’ultimo. […] Dobbiamo essere innanzitutto predicatori e soltanto dopo soldati. […] Il movimento islamico deve prendere il potere non appena venga a trovarsi in una situazione morale e numerica tale da consentirgli di rovesciare il governo non islamico».

Che la strada fino ad oggi percorsa nei rapporti tra cristianesimo e islam sia quella sbagliata è confermato anche da mons. Germano Giuseppe Bernardini, arcivescovo emerito di Smirne, città turca, un tempo cristiana e sede episcopale di san Policarpo, martirizzato nel 155, che nella sua prefazione al libro, rivolto anche alle istituzioni ecclesiastiche, invita ad un cambio radicale di approccio al fenomeno islam: «Ènecessario fronteggiare questa invasione ed offrire ad essa un dialogo diverso da quello imposto dalle istituzioni politiche, preoccupate finora unicamente degli aspetti socio-economici del fenomeno. Dev’essere anche corretto il dialogo intrapreso dal mondo ecclesiastico, che, in maniera sorprendente, si rivela spesso altrettanto ‘ignorante’ dell’islam quanto ingenuo, e s’illude pensando si poter utilizzare le categorie della logica aristotelica e della ragione con un interlocutore che le nega: impossibile dialogare con la parola scritta ab aeterno nel Corano!».

Nel libro, suddiviso in tre parti, intitolate rispettivamente “Su Dio”, “Sulla rivelazione” e “Sull’uomo”, Pagès cerca dunque di offrire ai cristiani occidentali e agli stessi musulmani una conoscenza onesta ed oggettiva dell’islam con l’obiettivo di confutare, punto per punto e prove alla mano, il maldestro e azzardato tentativo ecumenico di «far accettare l’idea che cristiani e musulmani adorino lo stesso Dio, che facciano parte delle ‘religioni del Libro’ o cose del genere…».

Obiettivo primario dello studio del sacerdote francese è infatti quello di denunciare ed evidenziare le storture dell’attuale clima di relativismo religioso che, «poggia sull’ignoranza – da cui persino tanti prelati cattolici non sembrano essere esenti, con il pretesto di una certa ‘apertura’ e la preoccupazione di mantenersi sempre islamicamente corretti in vista di un eventuale dialogo – che apre in fin dei conti la strada alla conquista musulmana dell’Europa… conquista che Nostra Signora delle Vittorie impedì a Lepanto nel 1571».

In ciascuno dei tre capitoli, l’abbé Pagès, grazie ad un accurato lavoro di raffronto scientifico mette dunque nitidamente in luce la profonda differenza tra il «Dio di Gesù secondo il Vangelo e il Dio di Maometto secondo il Corano. Dio-Amore e Padre Nostro, secondo Gesù; Dio Dominatore e Comandante in capo per i suoi fedeli e schiavi sempre pronti al jihad, secondo Maometto».

Per invertire la suicida rotta di autodissoluzione sulla quale sembra drammaticamente incanalata l’Europa odierna, mons. Bernardini nel suo testo di prefazione, auspica un provvidenziale recupero dello spirito di Lepanto, Budapest e Vienna che possa finalmente riuscire a dare nuova linfa alla Cristianità smarrita e contrastare la subdola espansione dell’islam.

Una progressiva ma inesorabile avanzata che ha rimpiazzato i cannoni e le armi dei giannizzeri, che terrorizzarono la Cristianità nei secoli scorsi, con le altrettanto efficaci e distruttive armi democratiche e demografiche odierne, grazie alle quali l’islam riuscirà a conquistarci senza troppi spargimenti di sangue, secondo quanto pronunciato nel corso di un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano da un autorevole personaggio musulmano, che rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: «Con le vostre leggi vi invaderemo e con le nostre vi domineremo».

Oggi come ieri, terrore e poligamia, sotto la veste moderna di attentati e moltiplicazione demografica, rappresentano le due armi principali che rendono possibile la progressiva espansione dell’Islam al di fuori dei propri territori.

Lupo Glori

 

Fonte: https://www.corrispondenzaromana.it/interrogare-lislam-per-comprendere-i-rapporti-tra-islam-e-cristianita/

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