You are currently browsing the category archive for the ‘Religione e Storia’ category.

 

L’islam sta diventando al giorno d’oggi un problema sociale inevitabile. Tuttavia, la Chiesa moderna non vede nell’avanzata dell’islam radicale un problema in sé, ma una nuova possibilità di dialogo. Di fronte alle persecuzioni dei cristiani nei paesi musulmani e all’espansione dell’islam nei nostri, le autorità religiose rimangono in silenzio e sembrano addirittura incoraggiare il fenomeno. In questa Chiesa moderna, non tutto è bianco o nero e l’abbé Pagès, della diocesi di Parigi, rifiuta lo zeitgeist, ovvero lo spirito dei tempi che regna nella gerarchia cattolica. Animatore del sito Islam & Vérité (islam-et-verite.com) e autore di un nuovo libro sull’islam intitolato Interrogare l’islam, l’abbé Pagès non teme di andare controcorrente.

D – La sua battaglia contro l’islam sembra andare controcorrente nella Chiesa moderna. Quale è la sua opinione sull’ecumenismo della Chiesa moderna?

R – La sua domanda riecheggia una confusione molto comune: l’ecumenismo riguarda unicamente le confessioni cristiane. È la ricerca dell’unità fra i cristiani. Da questa unità dipende la salvezza del mondo (Gv 17.21). Vale a dire che la divisione fra i cristiani è il più grande scandalo… e che l’ecumenismo è importante! Resta da intendersi su che cosa sia l’unità dei cristiani: per alcuni è qualcosa da inventare, per altri essa esiste già in seno alla Chiesa cattolica, come professa il Credo da 2000 anni: «Credo nella Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica».

Se dunque il dialogo della Chiesa cattolica con i cristiani è designato con il termine di «ecumenismo», quello con i membri delle tradizioni religiose non cristiane è designato con il termine di «dialogo interreligioso». Questa differenza è confermata dall’esistenza del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei cristiani e da quella, distinta, del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Tenendo presente questo possibile malinteso, suppongo che la sua domanda mi interroghi sulla pratica attuale del dialogo interreligioso. A tale riguardo, ricorderò semplicemente che, se quest’ultimo si distingue in quanto tale dall’evangelizzazione, è tuttavia necessariamente ordinato ad essa, perché è evidente che la ragion d’essere della Chiesa sulla terra è di evangelizzare, e che evangelizzare implica entrare in relazione, dialogare. Ciò detto, posso capire che qualcuno si adombri a causa del fatto che per taluni il dialogo interreligioso sembra costituire un fine in sé… Da parte mia, non intendo conformarmi al dialogo che riconosce legittimità e credenziali all’islam. Si può dialogare unicamente con degli uomini, non con delle idee, non lo dimentichiamo.

D – Lei ha recentemente scritto una lettera aperta a papa Francesco a proposito della sua diplomazia con i musulmani. Che cosa gli rimprovera esattamente?

R – Deploro che il nostro Papa non dica la verità sull’islam, che ne presenti un’immagine idealizzata. Dire che «il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza» (Evangelii Gaudium, n° 253), pur essendo una pia contro-verità, rimane pur sempre una contro-verità. Tenere un simile discorso non solo non aiuta i musulmani ad abbandonare l’islam, e dunque contribuisce alla loro dannazione, ma disarma anche i cristiani di fronte alla loro islamizzazione programmata, invitandoli ad essere tolleranti nei confronti dell’islam. Gli Apostoli, sull’esempio di Gesù (Lc 9.5), non fanno concessioni a coloro che respingono il Vangelo (Cfr. 2 Cor 6.14-18; 1 Gv 4.2-3; 2 Gv 7-11; Gd 23)… Invito quanti sono interessati alla risposta a questa domanda a leggere la mia prima Lettera aperta al Papa e la mia seconda Lettera aperta al Papa.

D – La Chiesa ha già reagito al suo sito o alle sue opere?

R – Oltre a Mons. Bernardini, arcivescovo emerito di Smirne, che in maniera molto elogiativa ha introdotto il mio libro Interrogare l’islam, il quale di recente ha beneficiato di un’ottima referenziazione anche da parte della rivista Catholica (n° 122) e della rivista Lectures Françaises  (n° 680), molti sacerdoti e fedeli mi esprimono regolarmente i loro ringraziamenti, congratulazioni ed incoraggiamento a continuare, anche se è vero che alcuni, ritenuti persino cattolici, denigrano il mio apostolato e mi accusano di spargere «l’odio»… Anche nella Chiesa si può trovare il meglio e il peggio.

D – In Francia, come pure nel Québec, numerosi cattolici si convertono all’islam, religione che sembra essere in voga. Che cosa spiega tali conversioni?

R – Ciò che spiega la formidabile esplosione d’interesse suscitato dall’islam è innanzitutto la mancanza di evangelizzazione specifica nei confronti dei musulmani da parte della Chiesa, che manifesta correlativamente un’apostasia generalizzata al suo interno, dal momento che la missione è la prova della Fede (Rm 10.9-10). Oggi domina la convinzione che Dio è talmente buono che non ci sarà nessuno nell’Inferno e, in conseguenza di ciò, è divenuto superfluo evangelizzare, cercare di salvare le anime… Il martirio non è più considerato come la più grande prova d’amore, la più grande gloria alla quale possiamo aspirare. La carità è stata sostituita dal suo surrogato massonico, che è «la tolleranza». Questa conduce i cristiani ad accettare tutto, il bene e il male, il vero e il falso, il Cristo e l’Anticristo. La perdita della vera Fede devitalizza, svirilizza la vita cristiana fino a trasformare i cristiani in lassi, traditori, nemici della Croce di Gesù (Fil 3.18). Occorre ricordare ai Cattolici tentati dall’islam che  «l’economia cristiana, in quanto è l’Alleanza nuova e definitiva, non passerà dunque mai, e non è da aspettarsi alcun’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo» (Concilio Vaticano II, Costituzione Dei Verbum, n° 4). Chi può infatti venire dopo il Cristo, se non l’Anticristo? (Mt 24.4, 11,24; Gal 1.9; 1 Gv 2.22-23, 4.2-3…)

D – L’islam è compatibile con l’Occidente? 

R L’islam è chiaramente il nemico dell’Occidente, tanto è vero che l’Occidente si è costituito sull’accoglimento della parola di Cristo riassunta in questa massima: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22.21), mentre l’islam è per sua natura un totalitarismo anticristiano («Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!» Corano 9.30). La distinzione dell’ordine temporale da quello spirituale ha creato lo spazio per l’esercizio della libertà individuale, per l’espandersi della dignità umana e, di conseguenza, per lo sviluppo delle arti, delle scienze e della tecnica. Se Gesù ha dotato la Comunità dei suoi discepoli, la Chiesa cattolica, di una istituzione visibile che esercita la carica dell’autorità in Suo Nome, l’islam non possiede un magistero divino, perché Maometto non ha trasmesso la propria autorità a nessuno. La coesione della Umma è perciò cementata dalla violenza mimetica, propria del fenomeno tanto demoniaco quanto arcaico del capro espiatorio, così ben descritto da René Girard. L’islam è una società apolitica perché non riconosce alcun ordine politico: il potere appartiene soltanto ad Allah, che non ne rende partecipi gli uomini. Se la Umma delegittima costantemente i poteri politici esistenti, essa è tuttavia in grado di costituire una straordinaria comunione di massa sulla base della sola volontà di Allah, che s’impone a tutti e crea di conseguenza il «luogo» comune a tutti. È per questo che, non solo unicamente la Umma ha il diritto di esistere, ma in essa non hanno alcun senso la distinzione dei poteri politico e religioso, e le nozioni di diritto naturale, di persona, di Comunità di persone, di libertà, di proprietà, di contratto, di corpo o di rappresentazione politica… Il legame che unisce i membri della Umma non si basa su relazioni interpersonali, ma sulla comune sottomissione di tutti alla divinità coranica. La sharia è la legge che l’autorità ha soltanto il compito di far applicare, non quello di istituire. Ma poiché, come dicevo, qualsiasi autorità può essere contestata nell’islam in nome di un’interpretazione «più autentica», la pace e lo sviluppo sono impossibili nell’islam.

La civiltà occidentale, informata dalla visione lineare ed escatologica del tempo, tesa verso il ritorno nella gloria di Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti e a stabilirli nella loro eternità, ha avuto fiducia in un futuro ricco di promesse, in un progresso del tempo. Al contrario, l’islam ha sempre cercato in un passato mitico (la vita di Maometto) l’ideale del presente. La regola della sua storia è sempre stata quella di una restaurazione continua, di un ritorno alle origini, al rispetto dei comportamenti attribuiti al «Profeta» e ai suoi primi compagni. La storia nell’islam è «involutiva» e il progresso vi è, per principio, impossibile. Pretendere di innovare è considerato un sacrilegio. L’innovazione (bid`a) è assimilata al più grande dei peccati, all’apostasia, punita con la morte. È per questo che l’islam si identifica con la distruzione di ogni civiltà, di ogni cultura e soprattutto del cristianesimo, per riportare l’uomo allo stato di «pura natura», al punto zero della sua storia… quando non esisteva nulla.

D – Lei ha già scritto che l’islam minacciava la libertà religiosa in Francia. Con l’imposizione dei matrimoni gay e l’impossibilità per i sindaci di non celebrarli, il socialismo laicista non rappresenta forse una più grande minaccia? 

R – La Bestia dell’Apocalisse ha sette teste (Ap 13), in altre parole il nemico della Chiesa è Legione, e il socialismo, già condannato da papa Leone XIII (Rerum Novarum), è una di esse. Come i musulmani rifiutano di rendere a Cesare ciò che è di Cesare, perché non riconoscono la giusta autonomia dell’ordine temporale e perciò idolatrano Dio, allo stesso modo i laicisti, rifiutando di rendere a Dio quello che è di Dio, idolatrano il potere temporale. Da un lato, l’ignoranza del dogma del peccato originale non inclina a trattare con misericordia l’uomo, che si presume nel suo stato di perfezione originaria, e dall’altro la confusione fra il dominio temporale e quello spirituale conduce ateismo (o laicismo) ed islam a non poter instaurare se non una dittatura. La perfezione individuale e l’armonia sociale si basano infatti sul rispetto dell’equilibrio dei doveri resi a Dio E a Cesare. Mentre la cristianità, retta allo stesso tempo dal Papa E dal Re, ha potuto in tal modo sfuggire al totalitarismo, la Umma, prigioniera della sua visione di una divinità unica e totalitaria, è governata da un solo e medesimo uomo, il Califfo, che tiene in mano tutti i poteri, spirituali e  temporali. Occorre qui sottolineare che è proprio questo rifiuto di assolutizzare il potere temporale, di adorare la Bestia, che è valso alla Chiesa tante persecuzioni nel corso di tutta la sua storia.

Gesù ha liberato l’umanità dalla pretesa di realizzare sulla Terra la società perfetta insegnando che il suo Regno non è di questo mondo, perché è di Dio, e Dio non è di questo mondo (Gv 18.36). Di conseguenza, Egli non promette ai Suoi discepoli di vedere Dio che regna sulla terra  (Gv 22.29) e, com’è vero che Egli è andato liberamente incontro alla Sua morte e alla Sua resurrezione (Lc 9.22, 44, 18.31-33), farà entrare gli eletti nel Regno di Dio solo nel giorno del Giudizio Universale (Mt 25.31-46; Gv 5.29; 2 Ts 1.6-10; 2.12). Sul modello dei musulmani, i quali credono che l’instaurazione della sharia sia loro richiesta perché si realizzi sulla Terra il mondo perfetto (e ciò nonostante il fatto che, da quattordici secoli, l’islam non ha mai condotto una società al benessere), i laicisti lavorano affinché si realizzi finalmente sulla Terra la Grande sera… Gli uni e gli altri hanno in comune il rifiuto del Cristo e dunque, senza la Verità, essi non possono che sbagliare e lavorare tanto più per la disgrazia del mondo quanto più sono persuasi del contrario.

D – Lei è stato missionario in terra musulmana nel Gibuti. Che cosa l’ha maggiormente colpita nei musulmani?

R – Quello che più mi ha colpito nei musulmani, in generale, è la loro ignoranza dei contenuti dell’islam, della sua storia, la loro paura di interrogarsi a tale riguardo, e il loro disprezzo, e addirittura il loro odio, più o meno contenuto, verso ciò che non è musulmano, il tutto immerso in un’autosufficienza crassa.

D – Potrebbe dirci qualcosa di più sul suo ultimo libro Interrogare l’islam? Parla dell’islam politico o dell’islam come religione? 

R – Il mio libro illustra le varie componenti dell’islam, che non sono altro che quelle della vita umana, ma sottoposte qui all’arbitrio, all’irrazionalità, alla crudeltà di Allah che monopolizza la totalità dell’essere, cosicché, come ho precedentemente sottolineato, l’islam è un totalitarismo che non distingue l’ordine temporale da quello spirituale.

La società dipende direttamente dall’idea che si fa di Dio, così l’uomo in essa è ad immagine del suo Dio. Così, poiché Allah non è legato alla razionalità e neanche alle sue stesse decisioni, il suo potere arbitrario servirà a giustificare l’arbitrio del potere nell’islam… Mentre il Dio cristiano ha rivoluzionato il rapporto dominante/dominato («Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri» Gv 13.14-15, cfr. Mc 10.43-45), Allah, divinità onnipotente e irrazionale, esige una sottomissione cieca e genera pertanto, necessariamente, delle relazioni umane a loro volta irrazionali, basate su rapporti di forza e di sottomissione servile, di umiliazione e di oppressione, di sofferenza e di rivolta. Motivo che spiega perché la sola forma di governo possibile in una società musulmana è la tirannide, e perché l’espansione dell’islam si accorda molto bene con quella del mondialismo, che non ha altro Dio se non l’Anti-Dio, ossia il Denaro (Mt 6.24).

Ignorando il peccato originale e la profondità del suo radicamento nella natura umana, l’islam crede (come tutti i totalitarismi) che la sua prassi, la sharia, sia ciò che potrà riportare l’umanità all’età d’oro della sua origine. Tuttavia, è giocoforza constatare che non soltanto la pratica della sharia non ha mai portato nessuna società o persona alla perfezione (non si può trovare nell’islam l’equivalente dei nostri Santi o delle nostre memorabili opere di carità), ma essa ha, al contrario, mandato in rovina tutto ciò che sussisteva di sano ovunque sia stata imposta, al pari di tutti i totalitarismi. In Arabia Saudita, i bambini vengono educati a denunciare i loro genitori se infrangono il digiuno o tralasciano la preghiera, talmente l’islam si apparenta nell’inconscio collettivo musulmano alla purezza originaria e vale perciò qualsiasi sacrificio o trasgressione morale. Poiché l’islam viene da Allah, è per forza di cose buono, ed è per questo che chi si oppone all’islam non può essere che cattivo e deve perciò essere eliminato. Così, quanto più un discorso è intransigente nella sua riprovazione dell’impurità, tanto più colui che lo pronuncia viene tenuto in considerazione. Questa gara al rilancio nella ricerca della purezza originaria conduce fatalmente all’epurazione degli «impuri», di qualsivoglia «grande Satana». Perciò, ad esempio, poco tempo fa, in Pakistan, una coppia di cristiani è stata condannata a venticinque anni di prigione per avere toccato il Corano senza essersi lavate le mani… In Arabia Saudita, i cristiani non hanno diritto ad una sepoltura per non insudiciare la terra musulmana e in Algeria i loro cadaveri vengono oggi disseppelliti per la medesima ragione. Non si contano più le atrocità commesse in terra d’islam contro i non musulmani, e in particolare contro i cristiani: «Tra noi e voi è sorta inimicizia e odio [che continueranno] ininterrotti, finché non crederete in Allah, l’Unico» (Corano 60.4); «I politeisti sono impurità» (Corano 9.28)…

D – Passando ad un altro argomento, lei respinge l’idea che il cattolicesimo sia una religione non europea e che abbia dato prova di sincretismo per imporsi in Europa. Su che cosa si basano le sue affermazioni? 

R – Prima dell’avvento del cristianesimo, ogni nazione aveva il suo dio. Gli ebrei come gli altri. E se questi ultimi hanno respinto Gesù, è perché Egli diceva loro: se il Dio ebraico è il Dio unico, e dunque il vero Dio, allora è necessariamente anche il Dio di tutti gli uomini, e non solo degli ebrei. Questo discorso disgustò l’orgoglio nazionale e fu una causa essenziale del rifiuto di Gesù (Lc 4.16-30). Il cristianesimo è storicamente la prima religione apertamente universale, cosicché volerlo ridurre ad essere soltanto una religione europea significa rinnegarlo. Questo non significa che il cristianesimo non debba nulla all’Europa, ma ciò che voi chiamate «sincretismo» non è nient’altro che quello che la divina Provvidenza aveva preparato perché il cristianesimo potesse svilupparsi, precisamente in maniera universale, utilizzando le categorie della filosofia greca o quelle del diritto elaborate da Roma o anche le sue reti di comunicazione. Il cristianesimo non è l’islam, per il quale tutto ciò che non è musulmano è per principio inutile o cattivo, dato che ogni cultura anteriore alla venuta dell’islam è considerata appartenente ai tempi oscurantisti «dell’ignoranza», della «Jahiliyya»* (Corano 3.154; 5.50). È questo il motivo per cui non rimangono che pochi documenti della brillante civiltà persiana, sebbene questa si trovi alle origini della scrittura e degli alfabeti… o per cui i talebani hanno distrutto in Afganistan le statue giganti del Buddha, annoverate nel patrimonio dell’umanità. Come se, eliminando le opere delle culture altrui, l’islam volesse far credere di essere lui all’inizio della cultura, della vera umanità; mentre sta cercando soltanto di cancellare la propria onta di non poter  produrre nulla di simile e di eliminare la possibilità di vedere la propria vacuità messa in evidenza. È tuttavia una verità confermata dalla Storia che il tentativo di «ripartire da zero» si è sempre concluso con la morte – con morti innumerevoli – e con la distruzione – con distruzioni innumerevoli – di ciò che avrebbe potuto fungere da pietra miliare per lo sviluppo e la salvezza dell’umanità. Così, quando i nemici del cristianesimo accusano quest’ultimo di essersi lasciato corrompere dal paganesimo circostante, non comprendono che la Grazia non viene per distruggere la natura e quello che essa ha prodotto di buono, ma, dopo averla purificata dal peccato, per salvarla e divinizzarla. Perciò, la Chiesa non fa mistero di integrare nella sua liturgia e nelle sue tradizioni alcuni elementi delle culture pagane, anche se i musulmani e gli ignoranti, che non sanno distinguere tra fede e cultura, vedono in questo una prova che la Fede cristiana è solo paganesimo…

Fine.

 

Fonte:  http://quebecoisdesouche.info/entrevue-avec-labbe-guy-pages/

(Traduzione a cura di Carmela Cossa)

Gesù, Via Verità Vita

Articoli Recenti

Categorie

Tra cielo & terra

Precisazione sugli Annunci pubblicitari

Si fa presente che gli annunci pubblicitari che compaiono in calce ai post qui pubblicati sono del tutto automatici e non modificabili. Questo blog precisa pertanto che intende dissociarsi nettamente da ogni contenuto in essi presentato che sia in contrasto con la Legge divina.